Sacra Rota: “Sempre più i coniugi cercano la prova dell’inganno su Facebook”

Nel corso della sua relazione per l'inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico genovese, monsignor Paolo Rigon ha parlato della relazione odierna che intercorre tra l'annullamento dei matrimoni e Facebook: "Sempre più i coniugi cercano la prova dell’inganno su Facebook".

di Massimiliano Dramis 19 febbraio 2012 12:49

Il matrimonio ai tempi di Facebook. Questo binomio che fino ad ora è stato analizzato più che altro in ricerche sociologiche e iniziative editoriali, ora assume anche una sorta di “ufficialità” ecclesiastica. Difatti, dopo sondaggi, ricerche e quant’altro, anche la Chiesa è arrivata a trattare della questione-problema.

 “Sempre più i coniugi cercano la prova dell’inganno su Facebook e queste pagine entrano a far parte degli atti, nei fascicoli della Sacra Rota si stanno moltiplicando le stampate delle pagine di Facebook”. Queste difatti solo le parole introduttive di monsignor Paolo Rigon, vicario generale del Tribunale ecclesiastico della Liguria, pronunciate ieri mattina in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico genovese.

Monsignor Paolo Rigon, ha illustrato i dati delle cause discusse e concluse nel corso del 2011, pervenute alla “Sacra Rota”. Dalle statistiche si evince che addirittura 89 sentenze sono state emesse dal Tribunale ecclesiastico. Tra queste ben 83 hanno avuto esito positivo, mentre  6 hanno avuto un responso negativo. Solo  8 cause sono state archiviate, visto che le motivazione´ non erano sufficientemente fondate.

Ma come anticipato, l’elemento “nuovo” sul quale il vicario generale ha voluto focalizzare il suo discorso inaugurale è stato il nuovo concetto di “dolo” per l’annullamento dei matrimoni, provocato dal diffondersi delle piazze virtuali.

Difatti, sempre secondo quanto ha affermato Rigon, non solo i nuovi modi di comunicare, hanno provocato il proliferare di cause che giungono alla Sacra Rota, con molte prove che sono pagine stampate di Facebook, ma hanno provocato anche una nuova modalità di ricerca della malafede all’interno della coppia.

Difatti, sono sempre di più colto che attraverso i social network cercano non solo il tradimento, ma che le prove di qualcosa che non si è a conoscenza del coniuge. Prove che, dovrebbere essere ricercate durante il periodo di fidanzamento, e non scoperte tramite per l’appunto le piazze virtuali. Ecco le parole in merito pronunciate dal vicario generale: “Ognuno di voi pensi di trovarsi sposato con un marito o una moglie che porta in dote, senza che il coniuge lo sappia, milioni di debiti, è chiaro che la fiducia di chi è stato ingannato viene meno, probabilmente, se avesse saputo prima la situazione, non avrebbe celebrato le nozze. In questi casi è possibile ipotizzare che il matrimonio sia nullo”.

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