Riforme, nominata la Commissione. Presidenzialismo, Epifani frena

Sono 35 esperti di diritto (di cui 10 donne) che avranno una funzione consultiva rispetto al governo. Per il leader Pd la priorità è la legge elettorale.

di Luca Fiorucci 5 giugno 2013 2:41
Governo Letta

Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha firmato la nomina di 35 esperti di diritto (fra cui 10 donne) che avranno funzione consultiva rispetto al governo per le riforme costituzionali. Gli esperti, che saranno ricevuti giovedì al Quirinale, lavoreranno finchè non saranno le Camere ad approvare, probabilmente dopo l’estate, il disegno di legge che definirà l’iter delle modifiche alla Costituzione. Tra i componenti della Commissione, che rappresentano un pò tutti gli orientamenti politici, troviamo politici come Luciano Violante del Pd, l’ex ministro Franco Frattini, del Pdl, e Francesco D’Onofrio dell‘Udc, accademici come il costituzionalista Michele Ainis e il politologo Angelo Panebianco, ma anche Valerio Onida e Giovanni Pitruzzella, già fra i “saggi” del presidente Napolitano.

I tecnici stanno intanto cercando di rifinire il testo del disegno di legge costituzionale che traccierà la strada delle riforme. Il ddl dovrà ricalcare i contenuti della mozione di maggioranza approvata in Parlamento. Si starebbe inoltre cercando di assicurare un equilibrio fra tutti i gruppi parlamentari all’interno del “Comitato dei 40“, composto dai 20 deputati e 20 senatori che dovranno elaborare i testi. Questi testi potranno poi essere modificati in Parlamento da eventuali emendamenti, ma è probabile che già nel ddl del governo sia scandito lo svolgimento dei lavori, per arrivare a dei risultati entro 18 mesi, come aveva chiesto anche il capo dello Stato. Al termine dei lavori ci sarà comunque la possibilità di svolgere un referendum confermativo.

Sulle riforme è da registrare la posizione del segretario del Pd Guglielmo Epifani, che, nella prima direzione del suo mandato, ha indicato come prioritaria la legge elettorale, frenando però sul presidenzialismo. Fra le altre riforme necessarie, vi sarebbe il superamento del bicameralismo e la riforma del titolo V della Costituzione. Per Epifani, è necessario coinvolgere anche la base del partito “per giungere in tempi brevi a una proposta di riforma capace di ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri parlamentari, garantendo nello stesso tempo la governabilità“. Il Parlamento, ha aggiunto, è “la sede della discussione” sulle riforme, mentre “governo e presidente della Repubblica devono essere lasciati fuori dalla mischia“.

La riforma del finanziamento pubblico ai partiti, secondo il segretario democratico, “è un passaggio ineludibile“, e sul disegno di legge dell’esecutivo in merito ha aggiunto: “penso che bisognerà correggerlo prevedendo un tetto per le donazioni e modificando il sistema del 2 per mille“. Quanto al governo, Epifani ha spiegato: “Dobbiamo fare i conti dal punto di vista politico con le posizioni di Silvio Berlusconi: stabilità e minacce nel rapporto con il governo; le sentenze attese; il problema dell’affidabilità nel rapporto tra problemi personali e interessi del Paese, sospesi tra due sentenze: quella della Corte Costituzionale e quella della Corte di Cassazione“. Sul congresso del partito, ha affermato invece: “Va tenuto nei tempi previsti, comunque entro l’anno“.

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