Riforme, bocciato il Senato elettivo. Renzi: “Chiudere ad ogni costo”

La Giunta per il regolamento del Senato ha deciso che è legittima la tecnica del "canguro" che fa cadere emendamenti simili. Scontro tra Pd e Sel.

di Luca Fiorucci 31 luglio 2014 4:05
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E’ stata un’altra giornata tesa quella di mercoledì al Senato dove era in votazione il ddl Boschi sulle riforme. La Giunta per il regolamento di Palazzo Madama ha stabilito, con dieci voti a favore e quattro contrari, che è legittima la tecnica del “canguro”, che permette di far cadere emendamenti analoghi, e in questo modo ne sono decaduti ben 1400. La Giunta era stata convocata dal presidente Pietro Grasso dopo che alcuni senatori avevano chiesto un chiarimento, e le opposizioni hanno poi contestato la sua decisione. Si è anche scherzato, in aula, quando sul banco del senatore del Movimento 5 Stelle Maurizio Buccarella è comparso un canguro di peluche, e il presidente Grasso lo ha fatto rimuovere dai commessi, dicendo: “I pupazzi non sono ammessi in aula, non vorrei che diventasse senatore…

Buccarella ha replicato chiedendo invece “precise sanzioni contro i pianisti”. E’ stato bocciato, con 171 no, 117 si e 8 astenuti, anche un emendamento del “frondista” di Forza Italia Augusto Minzolini, che proponeva di mantenere il bicameralismo perfetto ed il Senato elettivo, così come non è passato un emendamento di segno opposto che puntava ad abolire del tutto il Senato. Intanto il premier Matteo Renzi intende tirare dritto, come ha spiegato in una e-news scrivendo: Approveremo tutto in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore. Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l’unica strada per far uscire l’Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione. Questa è la volta buona, costi quel che costi”.

Il premier ha inoltre annunciato qualche modifica all'”Italicum” in Senato: “Modello legge elettorale dei sindaci: un vincitore- eventualmente con ballottaggio- che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi. L’Italicum va in questa direzione. Sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente”. E’ ormai scontro, intanto, tra Pd e Sel, dopo che i vendoliani hanno rifiutato di ritirare una parte dei quasi seimila emendamenti presentati al ddl Boschi, e dopo che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti aveva detto che la posizione di Selpreclude ogni alleanza futura”. Vendola, ieri, parlando con i giornalisti, ha affermato: Porterà delle conseguenze la rottura che il Partito Democratico, in maniera unilaterale, ha praticato attraverso la voce del sottosegretario Lotti. Vogliamo capire esattamente se il Pd ha scelto un’alleanza strategica e di lungo periodo con la destra”.

Si sono invece concluse le votazioni online del Movimento 5 Stelle sulla proposta annunciata dal leader Beppe Grillo del “Parlamento in piazza”, ovvero di far andare i parlamentari grillini per strada, tra la gente, per protestare contro la riforma del Senato. Le consultazioni hanno fatto registrare un netto successo della proposta di Grillo, con 17770 voti favorevoli su 21569 votanti. Il leader del M5S ha però spiegato meglio l’iniziativa: “I parlamentari non si dimetteranno, ma, anzi, quando riterranno necessaria la loro presenza entreranno in aula per votare e difendere le istituzioni“, e al tempo stesso incontreranno i cittadini “per spiegare cosa succede nel palazzo”.

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