Riforme, Berlusconi: “Voteremo no”. Renzi: “Puntiamo al referendum”

L'ex Cavaliere: "Non siamo stati noi a tradire". Ma il premier tira dritto: "Martedì andiamo alla Camera con il voto finale, poi referendum".

di Luca Fiorucci 9 marzo 2015 3:01
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Botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi sul tema delle riforme. L’ex Cavaliere, infatti, intervenendo in collegamento telefonico con la kermesse in corso a Bari per l’avvio della campagna elettorale di Francesco Schittulli, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Puglia, ha annunciato:

“Oggi si apre davanti a noi, con tutto il centrodestra finalmente di nuovo insieme, una nuova fase che partirà martedì quando voteremo contro le riforme e diremo no all’arroganza e alla prepotenza del Pd che è stato incapace di cambiare se stesso e il Paese. Speravamo con Renzi di chiudere vent’anni di guerra strisciante. Abbiamo imparato a nostre spese che il partito viene prima del Paese, che i cambiamenti servivano solo a privilegiare una parte politica. Non siamo stati noi a tradire“.

Berlusconi ha inoltre rilanciato la sua idea di riunire di nuovo tutto il centrodestra, spiegando che “l’obiettivo comune è sconfiggere la sinistra“. Dal leader della Lega Nord Matteo Salvini è giunta una parziale apertura su questo proposito: “Martedì ci sono in Parlamento le riforme di Renzi: se Fi vota contro, come normale, poi ragioniamo fra opposizioni“. Renzi, invece, intervenendo nella sua E-News, ha fatto chiaramente capire di voler tirare dritto sulle riforme, nonostante il “no” di Berlusconi e i malumori della minoranza del Pd: “Ci siamo. Martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura, puntiamo al referendum finale perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario” ha scritto.

Il premier ha anche fatto capire alla minoranza democratica che non vi saranno cambiamenti sulla legge elettorale: “Certezza del vincitore, ballottaggio, garanzia di governabilità, parità di genere, metà preferenze e metà collegi” saranno i principi cardine dell‘Italicum, ha spiegato Renzi, per la cui approvazione, ha aggiunto, “manca l’ultima lettura- quella finale- alla Camera”. La minoranza del Pd, però, starebbe già pensando di fare “un’azione simbolica” martedì, astenendosi o non partecipando all’ultimo voto sulla riforma costituzionale alla Camera, dopo aver votato, seppur malvolentieri, gli emendamenti.

Nella e-news, Renzi ha inoltre sostenuto che “l’Italia sta ripartendo“, spiegando che ciò sta avvenendo grazie alla “solidità delle nostre riforme“, e ha citato in proposito quella del mercato del lavoro, i “tanto criticati ottanta euro” e le “misure innovative sulla legge di stabilità”, oltre alla “recuperata credibilità internazionale del Paese“. Il presidente del Consiglio ha anche annunciato che, sulla riforma della scuola,in settimana concludiamo l’esame in Cdm e presentiamo il disegno di legge al Parlamento chiedendo di discuterlo velocemente”, e sempre in settimana la Commissione al Senato dovrebbe licenziare il ddl Madia sulla riforma della pubblica amministrazione, che passerà poi al vaglio dell’aula.

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