Quirinale, Prodi non passa e si ritira. Bersani e Bindi si dimettono

L'ex premier ottiene solo 395 voti, non raggiungendo il quorum. Caos nel Pd, il segretario: "Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile".

di Luca Fiorucci 20 aprile 2013 2:11

Dopo la candidatura di Franco Marini al Quirinale, anche quella di Romano Prodi, alla quarta votazione, non ha raggiunto il quorum necessario di 504 voti, guadagnandone solo 395, più di cento in meno di quelli che sarebbero potuti arrivare dalla coalizione di centrosinistra. Stefano Rodotà ha ottenuto 213 voti, di più, quindi, dei 163 provenienti dal Movimento 5 Stelle, mentre Anna Maria Cancellieri ha guadagnato 78 preferenze, di più delle 70 di Scelta Civica che l’aveva proposta come candidato. Massimo D’Alema ha ottenuto 15 voti, e sarebbe ora lui, insieme a Giuliano Amato, uno dei candidati possibili per la presidenza della Repubblica. Prodi si è ritirato dalla corsa, accusando i vertici del partito:Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità“.

Il centrodestra ha deciso di non partecipare al voto per protesta: “Non partecipiamo a questo voto, non è democratico” ha spiegato Berlusconi. In serata, il Pdl esultava, mentre il Cavaliere annunciava: “Se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso daremo il nostro voto, altrimenti faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione“. Il Pd è nel caos, e in serata prima Rosy Bindi ha ufficializzato le sue dimissioni da presidente del partito (decisione già presa nove giorni fa), poi anche il segretario Bersani ha annunciato le sue: “Per me è troppo. Consegno all’assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica” ha detto, aggiungendo: “Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile. Non riesco ad accettare la sconfitta di Prodi”.

Nel partito, ci si accusa reciprocamente fra le varie correnti per i voti mancati all’ex premier, anche dal momento che il leader di Sel Nichi Vendola ha assicurato che i voti del suo partito erano riconoscibili grazie all’espediente di far scrivere sulla scheda “R. Prodi”. La stessa Sel chiede al Pd di optare per la candidatura di Rodotà, che per Beppe Grillo resta il candidato del Movimento 5 Stelle, come hanno spiegato i portavoce Crimi e Lombardi, affermando: “Se il Pd voterà Stefano Rodotà al Colle, si apriranno praterie per il governo dei cittadini e non più dei partiti. E sarebbe un governo di garanzia“. Monti si appella ai democratici affinchè sostengano Annamaria Cancellieri, per avere quindi un nome condiviso con il Pdl.

D’altra parte, però, Sel non voterebbe la Cancellieri, e Vendola ha definito un “inciucio” la sola ipotesi di un accordo su questa candidatura. Grillo, intervenendo in un comizio a Udine, ha affermato: “Ora pensano ad Amato o a D’Alema. Se nominano questi qui sono finiti. Saranno costretti a votare Rodotà domani e sarà una svolta epocale“. Berlusconi, invece, intervenendo a Roma ad una cena elettorale per Alemanno, ha affermato: “Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso“. Al quinto scrutinio, sabato mattina, il Pd dovrebbe votare scheda bianca.

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