Processo Mills, Berlusconi prosciolto: reato in prescrizione

Silvio Berlusconi, imputato per corruzione in atti giudiziari, è stato prosciolto dai giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano al termine del processo sul caso Mills. Secondo l'accusa Berlusconi aveva versato all'avvocato Mills 600mila dollari in cambio di false testimonianze in diversi processi a suo carico.

di Simona Vitale 25 febbraio 2012 15:09

I giudici milanesi hanno dichiarato prescritto il reato contestato a Silvio Berlusconi (corruttore) per il processo Mills, durato all’incirca 5 anni. La Procura aveva chiesto una condanna per l’ex Presidente del Consiglio a 5 anni per corruzione in atti giudiziari, per il “noto” versamento all’avvocato Mills di 600 mila dollari resi in cambio di deposizioni a suo favore nel corso di distinti procedimenti giudiziari. Lìex Premier è stato invece prosciolto.  Corsi e ricorsi storici, a ben pensarci. Silvio Berlusconi e l’avvocato inglese David Mills, come si leggeva nell’atto notificato il 16 febbraio 2006 erano ritenuti colpevoli di corruzione in atti giudiziari.

In qualità di consulente Fininvest per la finanza estera inglese, Mills è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza in favore di Silvio Berlusconi nei processi Arces (tangenti alla Guardia di Finanza) e All Iberian. Questo processo nacque per opera dello stesso avvocato Mills, che in una lettera scritta al suo commercialista dichiarò che Berlusconi aveva versato in nero sul suo conto in Svizzera, tramite il suo dirigente Carlo Bernasconi, ben 600.000 dollari. Il versamento sarebbe stato effettuato per le testimonianze rese dinanzi al tribunale di Milano dove, nel processo per corruzione alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian, nel quale però Mills fu ascoltato in qualità di accusatore.

Falsa testimonianza che, secondo la Procura, sarebbe stata ricompensata da quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati. Davanti ai giudici, in particolare, Mills “ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi”, riferirendo poi “la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi“.

Il 17 febbraio 2009  Mills è stato alla fine condannato dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto quei 600.000 dollari e per falsa testimonianza nei procedimenti sopracitati, alla quale si è poi aggiunta l’interdizione per 5 anni dall’esercizio dei pubblici uffici e risarcimento di 250.000 euro alla Presidenza del consiglio, costituita parte civile. La posizione di Berlusconi venne sospesa in attesa che la Corte Costituzionale si pronunciasse sulla costituzionalità del Lodo Alfano, poi decaduto nell’ottobre dello stesso anno.

Il 27 ottobre 2009 la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado per Mills, mentre il 25 febbraio 2010 il procuratore generale della cassazione Gianfranco Ciani chiese l’assoluzione per prescrizione del reato per Mills. Per il procuratore il reato dovrebbe considerarsi effettuato l’11 novembre del 1999, quando “Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey” e non il 29 febbraio 2000 quando si era verificata l’effettiva disponibilità del denaro, come invece sentenziato dalla Corte di appello. La data differente evidenzierebbe proprio la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale Ciani, sebbene per aver comunque arrecato danno all’immagine dello Stato, la condanna al risarcimento di 250 mila euro alla Presidenza del Consiglio è stata mantenuta intatta.

Identico verdetto è arrivato dunque anche per l’ex Premier che, in questo processo solitario, grazie alle sospensioni regalategli dall’anticostituzionale lodo Alfano sopracitato, per l’accusa era il corruttore.

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