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Processo Breivik: poliziotto descrive il caos dopo la bomba a Oslo

La settima udienza ha visto la testimonianza del sovrintendente di polizia Thor Langli che ha raccontato di come si ipotizzasse l'esistenza di due attentatori.

di Simona Vitale 24 aprile 2012 19:08
Anders Behring Breivik

Quando un’autobomba è esplosa nei pressi del grande palazzo del governo centrale di Oslo la scorsa estate, uccidendo otto persone e ferendone più di 200, la polizia ha inizialmente pensato che si trattasse di due attentatori che erano in procinto di montare nuovi attacchi nella capitale. Ma mentre la confusione regnava sovrana, Anders Behring Breivik era già alla guida da solo verso il campo estivo organizzato dal Partito Laburista a circa 40 km (25 miglia) di distanza, dove avrebbe fatto poi una vera e propria strage uccidendo 69 persone.

C’era la possibilità che altre bombe fossero state posizionate e, inoltre, che i trasgressori potessero essere più attivi”, ha riferito oggi il sovrintendente della polizia Thor Langli, nel corso della settima udienza del processo che vede l’estremista di destra Breivik come unico imputato. “Per un periodo, abbiamo in realtà creduto che ci fossero due attentatori”. Fino a oggi, Breivik è stato il testimone principale del processo, descrivendo freddamente e nei minimi dettagli come ha ucciso 77 persone.

Ha negato la responsabilità penale, declarando che i suoi obiettivi erano i cosiddetti “traditori”, il cui presunto abbraccio al multiculturalismo e all’immigrazione è stato visto come apertura dell’Europa all’integralismo musulmano. Breivik ha seguito attentamente come Langli ha descritto il caos dell’esplosione Oslo e la risposta della polizia. La ragione principale per la quale si sospettava l’esistenza di due attentatori stava nell’aver sentito le descrizioni contrastanti di un uomo visto lasciare l’auto che ha fatto saltare in aria, secondo le ricostruzioni di Langli. L’uomo ha altresì riferito che un ufficiale della sicurezza, in una recensione di una registrazione di sorveglianza, aveva detto alla polizia che l’attentatore era di pelle scura. Un altro testimone, invece, aveva riferito che l’attentatore non fosse né nordico né africano, ha riferito sempre Langli nel corso della settima udienza.

Breivik ha davvero la pelle chiara e indossava una uniforme della polizia con un finto casco e visiera scura. La polizia non ha pubblicizzato le descrizioni, mentre la confusione regnava, ma molti commentatori inizialmente hanno pensato che gli attentati fossero opera di al Qaeda o di un altro gruppo islamista. Gli esperti forensi della polizia hanno detto oggi che la maggior parte delle persone uccise sono state fatte a pezzi. La più vicina era il 32enne avvocato impiegato al ministero della Giustizia di nome Jon Vegard Lervaag.

“Non si può concepire che Lervaag  non sapesse che ci fosse stata un’esplosione”, ha dichiarato il tecnico forense Arne Stray-Pedersen. Prima del processo, che dovrebbe durare 10 settimane, un team di psichiatri nominati dal Tribunale ha concluso che Breivik fosse psicopatico, mentre un secondo lo ha trovato mentalmente capace.

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