Milano, prete arrestato ad un droga party

Il parroco di Carciano di Stresa è stato arrestato per detenzione e spaccio di cocaina: ha cercato di distruggere il passaporto per non farsi identificare.

di Luca Fiorucci 17 luglio 2014 3:26

Spesso, come dice il proverbio, l’abito non fa il monaco, e a riprova di ciò vi è questa incredibile vicenda di cronaca che vede protagonista  un sacerdote di 45 anni, don Stefano Maria Cavalletti, originario di Monza e attualmente parroco di Carciano di Stresa, località sul Lago Maggiore in provincia di Verbania, arrestato giovedì scorso a Milano, in flagranza di reato per detenzione e spaccio di cocaina. Secondo la ricostruzione della polizia e del pm milanese Cristiana Roveda, di turno quel giorno, il sacerdote si trovava a casa di conoscenti a piazza Anghiliberto a Milano, e nel corso della serata, in cui si è fatto uso di cocaina, uno dei partecipanti ha iniziato a dare in escandescenze, sotto l’effetto della droga, al punto da richiamare l’attenzione dei vicini, che, spaventati per le urla ed il rumore, verso le 23 hanno chiamato la polizia.

Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato buona parte della cocaina nel wc e altre tracce sparse per la casa. Il parroco avrebbe cercato di distruggere il suo passaporto per impedire l’identificazione, facendolo a pezzi e gettandolo nel bagno insieme alla cocaina. Don Stefano ha poi ammesso tutto, così come gli altri ospiti sentiti come testimoni. Il pm Roveda ha chiesto la convalida dell’arresto al gip Paolo Guidi che ha disposto il carcere per il sacerdote.

Interrogato, l’uomo ha spiegato di aver cominciato ad assumere cocaina come forma di autoterapia” perchè “depresso, anche in seguito ad una condanna ricevuta nel settembre 2013 per una truffa ai danni di un’anziana parrocchiana che era riuscito a convincere a versare 22 mila euro sul suo conto corrente. Don Stefano mancava dalla parrocchia già da alcuni giorni, e domenica non aveva detto messa. E’ stata la diocesi di Novara a rendere noto il suo arresto, lunedì sera,  con un comunicato in cui affida il sacerdote “nella preghiera al Signore e attende che si faccia chiarezza sull’accaduto”. Nelle prossime ore arriveranno alla comunità religiosa di Carciano nuovi attestati di vicinanza. L’inchiesta è coordinata dalla procura di Milano.

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