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Pillola anticoncezionale per uomini in arrivo: okay il test sui topi

"JQ1" è il nome del composto di piccole molecole con funzione contraccettiva, scoperto da un team di scienziati statunitensi.

di Elena Arrisico 17 agosto 2012 18:02
Pillole

In arrivo la pillola contraccettiva per gli uomini, a rivelarlo è uno studio condotto da un gruppo di scienziati del Dana-Farber Cancer Institute e del Baylor College of Medicine degli USA. I ricercatori hanno, però, condotto lo studio su alcuni topi maschi.

Secondo quanto emerso dai risultati della ricerca, a funzionare sarebbe un composto di piccole molecole con funzione contraccettiva: il composto in questione si chiama “JQ1” e penetra attraverso il tessuto sanguigno del testicolo, arrivando ad interrompere la spermatogenesi, cioè il processo attraverso il quale si sviluppano gli spermatozoi maturi. Il risultato sarebbe, dunque, una diminuzione del numero e della qualità degli spermatozoi.

L’effetto, però, pare sia temporaneo: la produzione di spermatozoi riprende, normalmente, non appena la terapia con “JQ1” viene interrotta, ma non influenza comunque la produzione del testosterone o il comportamento sessuale: “I nostri risultati dimostrano che, quando somministrato ai roditori, questo composto produce una diminuzione rapida e reversibile della conta e della mobilità degli spermatozoi, con profondi effetti sulla fertilità“, ha spiegato James Bradner, autore dello studio. Bisogna, comunque, ricordare come i test condotti su animali non siano da considerarsi sicuri al 100 per cento:

Lascia amaramente stupiti che vi sia un consistente aumento del ricorso a test invasivi e dolorosi e una crescita degli impianti autorizzati, nonostante lo scenario scientifico nazionale ed europeo sia sempre più orientato alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali. Al settore della ricerca chiediamo un maggiore impegno verso lo sviluppo di metodi alternativi, un ambito sperimentale che avanza con successi concreti e utili per la salute umana, rendendo l’uso degli animali una pratica sempre più obsoleta ed ingiustificabile“.

Ha dichiarato, qualche tempo fa, Michela Kuan, biologa e responsabile nazionale LAV settore vivisezione. I risultati dei test, infatti, non sempre corrispondono alla realtà; l’esempio più famoso resta quello dello studio che fu condotto sulle sigarette e dal quale emerse che il fumo non causasse tumori, perché diversi test effettuati su animali l’avevano fatto credere.

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