Pdl, è scissione. Alfano: “Non aderiremo a Forza Italia”

Fallite le trattative fra "lealisti" e "governativi", questi ultimi hanno annunciato che costituiranno nuovi gruppi, che si chiameranno "Nuovo Centrodestra".

di Luca Fiorucci 16 novembre 2013 7:11
Silvio Berlusconi- Angelino Alfano

Dopo una lunga giornata di trattative all’interno del Pdl, alla fine, ieri sera, Angelino Alfano ha annunciato: “Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia. Sono pronti nuovi gruppi che si chiameranno “Nuovo Centrodestra”. Al momento, avrebbero aderito a questi nuovi gruppi parlamentari trenta senatori e ventisei deputati, ma le adesioni potrebbero aumentare, soprattutto fra i deputati. Il vicepremier ha tenuto una riunione con i suoi a largo Chigi, ed ha poi incontrato gli altri parlamentari del Pdl all’albergo Santa Chiara.

Alfano ha spiegato inoltre: “Questa mia scelta nasce dal fatto che queste settimane mi hanno dato la riprova di quanto abbiano prevalso le forze più estreme all’interno del nostro movimento politico“, e ha voluto confermare amicizia e sostegno” a Berlusconi, che, ha detto, “sosterremo all’interno del governo”, ma poi ha aggiunto: “saremo attaccati ma non avremo paura, combatteremo per affermare le nostre idee”. I “governativi”, oggi, non saranno presenti alla riunione del Consiglio nazionale che dovrebbe portare al ritorno a Forza Italia, come ha annunciato a “Otto e mezzo” Roberto Formigoni, dicendo: “Ovviamente non parteciperemo al Consiglio nazionale domani. Non c’è scissione perchè il partito non c’è più: siamo 37 al Senato e 23 alla Camera. La proposta dei ministri era stata accolta da Berlusconi, poi è stata bocciata dai falchi”.

Renato Schifani, invece, ha annunciato le sue dimissioni da capogruppo al Senato. I tentativi di mediazione fra governativi e lealisti erano andati avanti per tutta la giornata: Alfano avrebbe posto come condizioni la nomina di due coordinatori per la nascente Forza Italia e l’impegno a sostenere il governo anche in caso di decadenza del Cavaliere. Alla fine sarebbe stata preparata una bozza di documento sul quale riconvocare l’Ufficio di presidenza per una nuova votazione, alle 21. I “falchi”, però, a quel punto, avrebbero fatto sapere di voler disertare l’Ufficio di presidenza, e i governativi, a quel punto, si sarebbero riuniti all’Hotel Santa Chiara, per decidere di andare per la loro strada. Berlusconi avrebbe cercato fino all’ultimo di evitare la scissione, ma le posizioni di “falchi” e “colombe” erano ormai diventate inconciliabili.

Nella sua lettera ai parlamentari Pdl, l’ex premier ha scritto: “E’ indispensabile restare uniti e lavorare insieme, non comprendo le divisioni. Chi non si riconosce nei nostri valori e chi non crede in Forza Italia è libero di andarsene. Domani sarà l’occasione per confrontarci e discutere. Come si fa in ogni famiglia. Ognuno porterà le proprie idee”. Nella lettera, non manca l’attacco alla magistratura, quando scrive che la missione di Forza Italia è “costruire un Paese dove non ci siano giudici che usino i loro poteri per eliminare gli avversari politici”. La scissione dei governativi ha scatenato le ire dei falchi, come Raffaele Fitto, che ha dichiarato: “Da Alfano è venuto un atto gravissimo contro la sua stessa storia e contro Silvio Berlusconi, i nostri programmi e i nostri elettori. Il vero popolo di centrodestra giudicherà”.

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