Il Pd rilancia l’Imu sulle case di lusso. No del Pdl

E' scontro su un emendamento del democratico Marchi, che reintrodurrebbe l'imposta per le case con rendite catastali superiori ai 750 euro.

di Luca Fiorucci 8 ottobre 2013 6:21
Governo Letta

E’ di nuovo scontro all’interno della maggioranza, fra Pd e Pdl, questa volta per via dell’Imu. Il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (“lettiano” del Pd) e quello della Commissione Finanze Daniele Capezzone (“falco” del Pdl) hanno infatti dapprima bocciato “per estraneità di materia” l’emendamento presentato dal capogruppo Pd in Commissione Bilancio, Maino Marchi, che proponeva di riportare l’Iva al 21% reintroducendo il pagamento della tassa sulla prima casa per le abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro. Capezzone e Boccia, poi, esaminando i ricorsi, hanno dichiarato inamissibile solo la parte dell’emendamento relativa all‘Iva, riammettendo invece la proposta di reintrodurre l’Imu sulle case di lusso.

L’emendamento sarà quindi esaminato nel merito e poi votato dalle Commissioni Bilancio e Finanze a partire da questa mattina. Per Boccia, la proposta del suo partito “mira a una progressività della tassa ed è per questo corretta”, tuttavia dovrebbe essere rinviata al 2014, anche perchè, ha aggiunto, “se dovesse passare qualche emendamento che modifica la base imponibile, i comuni dovrebbero restituire quanto proprio oggi hanno ricevuto dal Tesoro”. Il presidente della Commissione Bilancio ha spiegato inoltre: “Le case di lusso l‘Imu la pagano, come è sempre accaduto in passato; il decreto esclude esplicitamente dall’esenzione le abitazioni signorili accatastate come A1, le ville di categoria A8 e i castelli della categoria A9“. Più duro il capogruppo al Senato Renato Schifani, che, pur spiegando che la posizione del suo partito non è legata alla decadenza di Berlusconi, ha affermato: “Sul programma concordato non arretreremo però di un millimetro, compreso sull’Imu“.

Capezzone, invece, ha invitato i democratici a ritirare l’emendamento, spiegando: “E’ un emendamento del tutto punitivo verso una quota rilevantissima di contribuenti. Il Pd verrebbe meno a un impegno politico pubblico e solenne del governo. Si determinerebbe poi un problema rispetto ai trasferimenti già avvenuti agli enti locali”. Boccia ha alla fine fatto un appello per ritirare tutti gli emendamenti“, incassando l’apertura di Marchi, che ha affermato: “Se il governo darà risposte soddisfacenti su alcuni temi sociali, il Pd potrebbe procedere al ritiro o alla riformulazione dell’emendamento sull‘Imu”.  Scelta Civica, invece, ha presentato due emendamenti, il primo dei quali porta la franchigia da 200 a 300 euro, facendo pagare la parte restante dell’imposta sopra questa soglia, mentre il secondo prevede che i redditi superiori ai 55 mila euro paghino un decimo della rata di giugno.

Tra gli emendamenti Pd, è stato in parte reintrodotto anche quello che prevede il pagamento dell‘Irpef sul 50% dei redditi derivanti da terreni e immobili sfitti ed estende invece l’esenzione dal pagamento dell‘Imu per le prime case concesse in comodato ai familiari. Rimane invece inammissibile il comma che prevedeva la deducibilità per il 50% dell’imposta dai redditi d’impresa e professionali. Critico il Movimento 5 Stelle, per il quale “la discussione sul decreto Imu è sprofondata nel caos“, e il governo non riesce ad avere una linea chiara da quando si è aperta la spaccatura nel Pdl. Intanto il ministero dell’Economia ha fatto sapere che nei primi otto mesi del 2013 il gettito dell’Iva è diminuito del 5,2%, ovverosia 3.724 milioni di euro.

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