Pd, primarie l’8 dicembre. Ma è ancora scontro sulle regole

L'assemblea si è spaccata su come cancellare l'automatismo tra segretario e candidato premier, e adesso sarà la direzione del partito a definire le regole.

di Luca Fiorucci 21 settembre 2013 22:28
Guglielmo Epifani

Si è conclusa oggi l’assemblea del Pd, iniziata già ieri, e, dopo varie settimane di polemiche, nella notte si è arrivati ad un primo accordo sulla data del congresso, che è stato fissato per l‘8 dicembre. L’assemblea si è però spaccata sul nodo delle regole, e si è deciso di rimandare tale questione non essendo stato raggiunto un accordo su come cancellare l‘automatismo tra i ruoli di segretario e quello di candidato premier. Il segretario Guglielmo Epifani alla fine ha annunciato: “La commissione propone di ritirare le modifiche allo statuto, anche perchè non saremo presenza del numero legale di maggioranza”. Adesso, quindi, sarà la direzione del partito a definire le regole delle primarie.  A criticare eventuali modifiche dello statuto sono stati, in particolare, i renziani, Rosy Bindi e Pippo Civati.

I bersaniani, invece, vedono nel mancato accordo un danno al premier Letta, e hanno invitato quanti si sono opposti a cambiare lo statuto ad assumersene la responsabilità. Anche la data scelta per le primarie, però, non convince tutti: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, uno dei candidati alla segreteria, ha ironizzato: “Prima era il 7 novembre, poi il 15 dicembre. Basta che non sia a Natale, abbiamo già perso l’Immacolata Concezione”. Oggi hanno inoltre parlato i candidati alla segreteria, Gianni Pittella, Pippo Civati, Matteo Renzi e Gianni Cuperlo. Quest’ultimo ha spiegato che il congresso l’avrebbe “fatto a luglio perchè pensavo già allora che non potevamo rimuovere il trauma della sconfitta“, ed ha poi fatto un discorso incentrato sull’identità del partito: “Non c’è cambiamento vero senza il coraggio e la profezia della sinistra” ha affermato, aggiungendo poi: “Torneremo a vincere solo se usiamo le nostre parole. Allora nessun traguardo ci è precluso”.

Dopo Cuperlo, a lungo applaudito dall’assemblea, ha preso la parola Renzi, che ha ricevuto in realtà un’accoglienza un pò più fredda, e, nel suo discorso, si è soffermato pochissimo sulle regole, mentre sul partito ha detto: Il Pd sarà in grado di vincere solo se sarà in grado di dire parole nuove e che profumano di speranza e se sarà in grado di collegare le parole che dice ai fatti. In questi venti anni c’è stata totale lontananza tra quello che abbiamo detto alle elezioni e quello che abbiamo fatto. Ci vuole la coerenza e il coraggio della politica”.

Ieri era intervenuto anche il segretario Guglielmo Epifani, pure molto applaudito, che aveva parlato soprattutto dell’esecutivo: “Il premier ha detto che non ci sta a farsi logorare. Sarà lui che si impegnerà, sono sicuro, a mettere alla prova la volontà di chi sostiene il governo” ha affermato, dicendosi anche nettamente contrario all’aumento dell’Iva, e attaccando Berlusconi: “Nel suo video non ha mostrato nessun rispetto per il primo partito del Paese”.

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