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Parla Mohammed Fikri, sospettato dell’assassinio di Yara Gambirasio

E' la seconda volta che il Gip rinvia la richiesta di archiviazione, ma lui continua a dirsi innocente e sostiene di avere fiducia nella giustizia italiana.

di Stefania Calabrese 3 agosto 2012 23:06
Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010

Mohammed Fikri è attualmente l’unico indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne rapita a Brembate Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata morta dopo tre mesi dalla scomparsa.

Il ventiquattrenne marocchino, intervistato da Bergamonews e dal Corriere per l’edizione di Bergamo che uscirà in edicola il 4 agosto, racconta la sua personale tragedia: aspettava il 30 luglio come la fine di un incubo, ma il Giudice per le indagini preliminari di Bergamo, Ezia Maccora, ha deciso di rimandare l’udienza per l’archiviazione al 24 settembre. Il Gip ha bisogno di più tempo, per poter ricontrollare alcuni reperti. In particolare, ha chiesto al pm  alcuni stralci della relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo sui quali si è focalizzata l’attenzione del genetista forense Giorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio, riguardanti il rischio di contaminazione del Dna isolato sugli slip e sui leggings della ragazzina, che si ritiene appartenere al presunto assassino, e peli e capelli da rianalizzare.

Intanto la vita di Mohammed Fikri non è più la stessa, in molti lo guardano male e non riesce a trovare lavoro:

“Sono il primo di quattro fratelli, ho studiato arabo fino a 16 anni. Sono qui per lavorare, devo rimanerci, altrimenti tornerei nel mio paese. Ma ho grosse difficoltà, quando vedono il mio nome non mi assumono, non dicono perché sono Fikri, ma credo sia proprio per questo motivo. Eppure io non c’entro nulla con quello che è successo a Yara. Se avessi saputo qualcosa, lo avrei detto ai carabinieri”.

Quando gli viene chiesto se a suo parere gli italiani credono alla sua innocenza, risponde di non saperlo, poi aggiunge:

“Questa storia me la porterò sempre dietro, per tutta la vita, anche quando archivieranno temo che non finirà. Finché non troveranno il colpevole, qualcuno che mi sospetta ci sarà sempre”.

Fikri era stato inizialmente arrestato a causa di una intercettazione telefonica la cui traduzione è stata  successivamente contestata da una perizia che l’aveva dichiarata inesatta ed anche i riscontri genetici sembravano escludere la colpevolezza dell’uomo. Tuttavia il Gip ha ritenuto doveroso un’ulteriore verifica, dalla quale la reputazione di Fikri potrebbe alla fine trarre giovamento qualora le prove dovessero scagionarlo definitivamente.

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