Panama Papers, il premier islandese si dimette

Gunnlaugsson e la moglie avrebbero nascosto 11 milioni di euro in società offshore. Spuntano i nomi di Jean-Marie Le Pen, di Ian Cameron, padre di David, e del presidente della Fifa Gianni Infantino.

di Luca Fiorucci 6 aprile 2016 7:19

Prosegue l’onda lunga dello scandalo dei Panama Papers, e martedì c’è stata anche la prima “vittima” eccellente: il premier islandese Sigmundur David Gunnlaugsson, 41 anni, si è dimesso, dopo che l’opposizione aveva presentato una mozione di sfiducia in Parlamento e lui aveva chiesto al presidente dell’isola, Olafur Ragnar Grimsson, di sciogliere il parlamento ed andare ad elezioni anticipate, ma il presidente ha respinto la richiesta, chiedendo di consultare prima gli altri partiti. Lunedì sera, migliaia di persone erano scese in piazza a Reykiavik per chiedere un passo indietro del primo ministro, che, assieme alla moglie, avrebbe occultato undici milioni di euro di investimenti nelle banche del Paese all’interno della società off shore Wintris. Il ministro dell’Agricoltura e vicepresidente del Partito Progressista Sigurdur Ingi Johannson dovrebbe ora assumere la carica di primo ministro ad interim. I documenti fatti trapelare da uno studio legale non molto conosciuto, Mosseck Fonseca, che però ha sedi a Miami, Hong Kong, Zurigo e in altre 35 città, riguardano 214mila società offshore e coinvolgono anche dodici fra attuali ed ex capi di Stato, oltre a leader internazionali, vip, artisti e calciatori.

Fra essi, il fondatore del Front Nazional francese Jean-Marie Le Pen, che avrebbe nascosto parte del suo “tesoro”, comprendente banconote, lingotti e monete d’oro, e intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo suo e della moglie, tramite la società offshore Balerton Marketing Limited, fondata ai Caraibi nel 2000.  Alcuni collaboratori della figlia Marine, attuale presidente del partito, sono invece accusati di aver creato “un sistema offshore sofisticato nell’ambito di Panama Papers. Diversi giornali inglesi hanno invece svelato che il padre dell’attuale premier David Cameron, Ian, morto nel 2010, fin dal 1982 avrebbe girato cospicue cifre di denaro in Centro America, grazie a decine di prestanome caraibici che gravitavano attorno al board della sua società, la Blairmore Holdings. Cameron, martedi, ha dichiarato in proposito, in un incontro pubblico: “Non ho azioni, nè conti offshore, nè fondi offshore”, ma non ha risposto alla domanda di Sky News se abbia beneficiato delle ricchezze paterne ai Caraibi. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha chiesto che il premier faccia “chiarezza“.

In Russia, invece, il Cremlino ha bollato come montature le indiscrezioni secondo cui il musicista Sergej Roldugin, uno dei migliori amici del presidente Vladimir Putin, sarebbe il terminale almeno nominale di uno spostamento di due miliardi di dollari partiti da Bank Rossya, un istituto di credito diretto da Yuri Kovalciuk, che gli Stati Uniti ritengono sia una specie di banchiere del Cremlino, e indirizzati verso Cipro e il paradiso off-shore delle Isole Vergini Britanniche. Un altro nome di rilievo che compare nei documenti è quello del neo presidente della Fifa Gianni Infantino, italiano naturalizzato svizzero, che avrebbe avuto un ruolo in accordi riguardanti i diritti televisivi affidati a società offshore, nell’ambito di quella che i giornali definirono la Coppa del mondo della Corruzione”. Infantino si è sempre detto estraneo a tali fatti, e martedì ha ribadito la sua estraneità, dicendo: “Sono allibito e non accetto che la mia integrità sia messa in discussione da alcuni media”.

Il giornale tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, nella prima pagina di mercoledì, scrive invece: Le società fantasma aiutano la guerra di Assad”, perché, spiega, i documenti proverebbero che “gli scagnozzi del presidente siriano usano lo studio legale Mossack Fonseca per aggirare le sanzioni dell’ovest”. La Cina sta invece limitando la diffusione delle notizie sullo scandalo, dato che in alcuni documenti sarebbero citati i familiari del presidente Xi Jinping e altri attuali e passati uomini politici cinesi. Sulla vicenda dei “Panama Papers” è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, per il quale essa “mostra come l’elusione fiscale sia un problema globale” e “sono stati fatti progressi ma molte di queste pratiche sono legali, non illegali“. In Italia, intanto, il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino, su delega della Procura della Repubblica torinese, ha avviato un’indagine per riciclaggio.

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