Oceani, i gusci dei molluschi si stanno sciogliendo

L'allarme è stato lanciato da un team di scienziati inglesi, che ha sottolineato la gravità della situazione. Vediamo perché.

di Elena Arrisico 27 novembre 2012 15:42

I gusci dei molluschi dei nostri oceani si stanno sciogliendo piano piano; a scoprirlo è stato un team di scienziati del British Antarctic Survey, che ha lanciato l’allarme. Secondo la ricerca condotta insieme ad alcuni studiosi della University of East Anglia e del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), la colpa sarebbe dell’acidificazione delle acque degli oceani, causata da una quantità sempre in aumento di anidride carbonica.

I dati del fenomeno sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience e riguardano gli studi effettuati nelle acque dell’Oceano Meridionale, in cui i gusci degli pteropodi – molluschi oloplanctonici che nuotano per mezzo di espansioni laterali – risultano essere gravemente danneggiati, il che andrebbe a compromettere il naturale ciclo del carbonio degli oceani ed anche la vita di pesci ed uccelli che si nutrono della corazza di questi animaletti.

Così, i ricercatori hanno scoperto che la causa del fenomeno sta nell’impatto che l’acidificazione degli oceani ha sugli esseri viventi che vi abitano e che l’acqua particolarmente corrosiva sta sciogliendo i gusci degli pteropodi:

L’acidificazione degli oceani è causata dall’assorbimento di anidride carbonica dall’atmosfera, aumentata a causa delle emissioni di combustione di combustibili fossili“.

Hanno spiegato alcuni scienziati in una nota, come riporta GreenMe. Già altri esperimenti di laboratorio avevano lasciato pensare ad un grave risvolto dell’acidificazione degli oceani sugli esseri marini, ma le prove del suo reale impatto sono arrivate soltanto adesso.

Ora, la paura principale è che il problema possa aggravarsi ulteriormente in quanto, nel giro di relativamente poco tempo, il processo di acidificazione “indebolirà la capacità di costruire il proprio guscio protettivo in organismi come coralli, vongole, chiocciole, ricci di mare ed alcune alghe calcaree“, ha affermato il biologo marino Justin Ries su Nature Geoscience. Come se non bastasse, a causa del cosiddetto “effetto farfalla”, il fenomeno – che attualmente riguarda un piccolo numero di animali – potrebbe diffondersi ben presto all’intero pianeta.

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