Nuove Br, la Cassazione conferma: “Non fu terrorismo”

Confermata la sentenza della Corte d'Assise d'Appello nei confronti dei 12 imputati: "Erano sovversivi ma non terroristi"

di Luca Fiorucci 11 settembre 2012 22:35
giudici

La sezione feriale penale della Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’assise d’appello di Milano emessa il 28 maggio scorso a carico dei 12 imputati per il processo delle cosiddette nuove Brigate Rosse. Uno di loro, Salvatore Scivoli, è stato assolto, mentre gli altri 11 sono stati condannati, anche se sono stati respinti sia i ricorsi degli imputati sia quello della Procura generale di Milano che chiedeva pene più alte e il riconoscimento della finalità di terrorismo. Già i giudici d’appello, dopo un rinvio della Cassazione, avevano escluso l‘aggravante terroristica, sostenendo che le nuove Brigate rosse progettavano “plurimi attentati” che però erano “caratterizzati” da “violenza generica e non terroristica”.
La Cassazione, quindi, confermando l’ultima sentenza d’appello, riconosce tali motivazioni. In sostanza, le nuove Brigate Rosse avevano una “visione politica” sovversiva e portavano avanti una strategia che consisteva nell’usare le armi “per fare politica e non per fare la guerra“. Proprio la Cassazione, a febbraio, aveva annullato la prima sentenza d’appello rinviando la questione ai giudici di Milano affinchè verificassero più attentamente la contestazione della finalità terroristica agli imputati.

Tutto è cominciato con un’inchiesta della Digos di Milano partita nel 2004 dopo la scoperta di materiale eversivo in una cantina. L’inchiesta era poi passata al pm milanese Ilda Boccassini, e nel 2007 vi erano stati numerosi arresti nel nord Italia: secondo l’accusa, gli appartenenti all’organizzazione stavano progettando una serie di attentati tra i quali uno al giuslavorista e senatore del PD Pietro Ichino, per il quale i giudici hanno stabilito un risarcimento di centomila euro. Si è costituita parte civile nel processo anche la presidenza del Consiglio, che dovrà essere risarcita con 400mila euro.
Gli imputati dovranno inoltre pagare le spese processuali e rifondere quelle sostenute da Ichino. Le condanne inflitte oggi,in via definitiva, comunque, non sono leggere: la pena più alta, undici anni e mezzo di reclusione, a Claudio Latino, poi 11 anni a Davide Bortolato, 10 anni a Vincenzo Sisi, 9 anni ad Alfredo Davanzo, 8 anni a Bruno Ghirardi, 7 anni a Massimiliano Toschi, 5 anni e 3 mesi a Massimiliano Gaeta, 2 anni e 4 mesi ad Andrea Scantamburlo, 2 anni e 2 mesi ad Amarilli Caprio, Alfredo Mazzamauro e Davide Rotondi. Il collegio presieduto da Antonio Agrò ha pertanto accolto le richieste avanzate durante l’udienza di oggi dal sostituto procuratore generale Federico Sorrentino, che aveva chiesto la conferma delle condanne inflitte in sede di appello bis.

Luca Fiorucci

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