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Samantha Cristoforetti, nel 2014 prima donna italiana nello spazio

Con un curriculum davvero inviadibile, la 35enne si appresta ad essere la settima persona di nazionalità italiana ad approdare nello Spazio.

di Simona Vitale 3 luglio 2012 15:02
Samantha Cristoforetti

Un sogno che diventa realtà. Parliamo di Samantha Cristoforetti, capitano dell’Aeronautica Militare che, alla fine del novembre 2014, raggiungerà la stazione spaziale internazionale. Nata nel 1977,  la Cristoforetti, dopo 6 uomini, è la prima italiana ad approdare nello Spazio. La 35enne è stata reclutata nel corpo degli astronauti dell‘Esa, l’Agenzia spaziale europea, nell’ambito dell’accordo tra l‘Agenzia spaziale italiana (Asi) e la NASA. Partirà dal Cosmodromo di Baikonur a bordo del razzo russo Soyuz, Expedition 42/43, e la missione sarà lunga circa 6 mesi.

Se posso permettermi di avere ancora un sogno nella mia vita, dopo la grande soddisfazione di essere stata assegnata alla Stazione internazionale, è quello di poter fare una passeggiata nello spazio. Poter svolgere un’attività extraveicolare sarebbe il coronamento di tanti anni di addestramento, lavoro e studio.

Un curriculum di tutto rispetto, quello di Samantha, che l’ha portata sino alla sfida più avvincente. Dall’Accademia aeronautica di Pozzuoli, la laurea in Ingegneria Meccanica e Scienze Aeronautiche conseguita con il massimo dei voti alla specializzazione presso la scuola di volo per piloti militari di Wichita Falls in Texas. Senza contare i servizi presso il 61esimo stormo di Lecce, il 32esimo stormo di Amendola e il 51esimo stormo di Istrana, più di 500 ore di volo accumulate e abilitazione a velivoli come SF-260, T-37, T-38, MB-339A e AM-X.

Tra i compiti della Cristoforetti, a bordo, ci saranno anche quelli di seguire il programma scientifico di esperimenti di fisiologia umana, scienze fisiche e scienze della vita.

Ci sono stati momenti in cui siamo tornati tutti bambini nelle prove di assenza di gravità in un volo parabolico. Abbiamo anche seguito dei corsi di sopravvivenza perché nelle fasi di rientro la navetta potenzialmente potrebbe atterrare ovunque e dobbiamo essere pronti ad affrontare qualsiasi condizione ambientale. Ci si prepara per una vita, ma se dovessi dire qual è la cosa con cui ho ancora difficoltà di adattamento è l’effetto del jet leg. Da Houston al Giappone, viviamo sempre in aeroporto con le valige pronte.

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Tags: donna · spazio
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