Naufragio di migranti a Lampedusa, i superstiti: “Oltre 300 morti”

I profughi sarebbero partiti su quattro barconi. I sopravvissuti: "Costretti a forza a imbarcarci". Il Consiglio d'Europa: "Triton non è all'altezza".

di Luca Fiorucci 12 febbraio 2015 0:20
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Si fa sempre più pesante il bilancio dell’ultimo naufragio di migranti avvenuto lunedì nel Canale di Sicilia. I morti, infatti, potrebbero essere oltre trecento, secondo quanto raccontato da nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti mercoledì mattina a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. I migranti sarebbero partiti su quattro barconi, il primo dei quali, che ne portava 105, di cui 29 sono morti per assideramento, è stato soccorso da due mercantili, mentre altri due gommoni, con 105 e 107 profughi,, si sono rovesciati a causa del mare in tempesta e nove superstiti sono stati raccolti da un rimorchiatore, e non si hanno notizie della quarta imbarcazione, che aveva a bordo un centinaio di persone. Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, ha detto però che si sta ancora “verificando” se vi fosse un quarto barcone.

Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’Oim, ha spiegato: “Su un totale di 42o persone partite sabato, le vittime totali, compresi i 29 di cui si è avuta notizia ieri, sarebbero quindi circa 330“. Sarebbe la seconda tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia per numero di vittime, dopo quella del 3 ottobre 2013, quando i morti furono 366. Le motovedette e un aereo Atr 42 della Guardia Costiera stanno prendendo parte alle operazioni di soccorso e ricerca dei dispersi, rese più difficili dal mare Forza 8. Due dei nove superstiti hanno raccontato: “Da alcune settimane eravamo in 46o ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravamo circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante”.

I due superstiti, entrambi originari del Mali, hanno raccontato di aver pagato mille dinari, circa 650 euro, per la traversata, e hanno rivelato: “Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuti rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi“. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata, si è detto “colpito dalla nuova immane tragedia umanitaria avvenuta in acque internazionali”, e ha espresso “apprezzamento per l’opera dei soccorritori che ha permesso di salvare molte vite“. Intanto, dopo il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini e i rappresentanti dell’Unhcr, anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha definito la missione Triton “insufficiente“, mentre l’ex premier Enrico Letta ha scritto su Twitter: “#RipristinareMareNostrum. Che gli altri paesi europei lo vogliano oppure no. Che faccia perdere voti oppure no“.

Il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks ha invece sottolineato in una nota che l’operazione “Triton non è all’altezza” dei compiti che deve svolgere e “l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace“. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a Sky Tg 24, ha dichiarato: “Il problema non è Mare Nostrum o Triton, si può chiedere all’Europa di fare di più e domani lo farò, ma il punto politico è risolvere il problema in Libia, dove la situazione è fuori controllo”. Anche il Papa ha commentato il tragico naufragio, dicendo: ” Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso“.

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