Leonardo.it
IsayBlog

NASA, scoperti nuovi pianeti simili alla Terra

Scoperti quattro pianeti che hanno diverse caratteristiche in comune con la Terra, ma che non possono ospitare forme di vita per diversi motivi. Vediamo perché.

di Daniela Caruso 22 dicembre 2011 13:30
NASA's Kepler Mission Discovers Planet

Negli ultimi tempi, i ricercatori hanno scoperto il pianeta Kepler-22b, un pianeta molto simile al nostro: un risultato davvero sorprendente, ottenuto grazie alle nuove tecnologie di indagine scientifica, dotate di precisione e sofisticatezza elevata. La ricerca di pianeti gemelli della Terra è una costante degli studi scientifici e pare che, negli ultimi periodi, questa spasmodica volontà di trovare pianeti simili al nostro stia diventando un qualcosa di reale e possibile.

Oltre a Kepler-22b, sarebbero stati individuati dagli scienziati altri quattro pianeti che hanno molte caratteristiche in comune con la Terra: hanno, infatti, una costituzione rocciosa, ma, a differenza di quest’ultima, non possono ospitare forme di vita, o perché troppo vicini alla propria stella o perché sono troppo lontani da essa. I quattro pianeti sono stati suddivisi in due coppie specificiche: Kepler-20e e Kepler-20f e Koi 55.01 e Koi 55.02. Il nome della prima coppia di pianeti è stato ispirato dalla denominazione del telescopio spaziale della Nasa che si chiama, appunto, Kepler. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori statunitensi che si occupano di studi astronomici, guidati dal professore François Fressin. I ricercatori in questione fanno capo al dipartimento di Astrofisica Harvard-Smithsonian.

La seconda coppia, i Koi, è stata scoperta da un gruppo di ricercatori francesi dell’Università di Tolosa, guidati dall’astronomo Stephane Charpinet, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Questi due pianeti sarebbero riusciti ad evitare l’estinzione definitiva dopo la morte della propria stella Koi 55, che dapprima rappresentava un grande Sole. Studiare pianeti simili alla Terra permette agli scienziati di capire l’evoluzione della Terra stessa tra circa 5 miliardi di anni. Noi non ci saremo, ma gli approfondimenti su questa tematica potranno servire alle generazioni future, che potrebbero rischiare di vivere su un pianeta che non potrà ricavare più energia dal Sole, già a rischio esaurimento da diverso tempo.

Oltre 100 condivisioni e commenti
Condividi e commenta!

Commenti