Napolitano: “il federalismo non fa miracoli”

Napolitano ridimensiona il valore del federalismo: non mitico elisir che cura ogni male, ma processo complesso per migliorare il paese.

di Vincenzo Avagnale 8 ottobre 2011 12:24

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, ha voluto fare un’analisi al tempo stesso politica e idealistica del nostro paese. Forte l’invito a guardare la realtà e ad unirsi per il bene comune sotto il tricolore.

Napolitano spiega agli amministratori locali riuniti ad Aosta per la terza edizione della “Scuola della democrazia” che il federalismo non è una panacea per tutti i mali dell’Italia, è un processo complesso e difficile col quale si cambia l’impostazione dello stato da una visione centralizzata ad una federale: “è un esperimento unico, una torsione non da poco”.

Avverte però che è sbagliato ritenere che il federalismo otterrà in “quattro e quattr’otto”  una ripartizione ottimale delle risorse e delle responsabilità; nello stesso modo in cui è sbagliato credere che esista un’area del paese virtuosa che possa fare a meno di un’altra. “Non vi è una parte del paese che può sollevare la bandiera della virtù, scaricando sull’altra l’infamia ed il vizio. Non si può procedere a zig zag, ne immaginare lo sviluppo economico del paese senza mettere a frutto le risorse economiche del Mezzogiorno.”

Esistono sicuramente molte cose da correggere. Troppo spesso le regioni del Sud annunciano con proclami altisonanti lo sblocco di fondi europei o statali per la risoluzione di un problema, spesso esagerandone l’entità, per poi sprecare questi fondi e disperderli inutilmente. “Non dobbiamo aver paura di richiamarci a valori che sono i migliori della nostra lunga storia”, ha poi aggiunto citando Barack Obama: “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi per troppo tempo, ora non ce lo possiamo più permettere”. 

In serata, durante le celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale svoltesi a Cuneo, ha poi voluto ricordare a tutti che l’antipolitica non è una soluzione. La politica non deve essere considerata una cosa sporca, ma qualcosa che parte da tutti noi per dirigere il bene della nazione. Allo stesso modo di un esercito che è diventato da obbligatorio a volontario così deve succedere anche per la politica. Una politica di “volontari” determinati a fare il bene del paese per “vocazione”. Paragona quindi la propria funzione a quella che dovrebbero avere i politici: ” ho il dovere di guardare all’essenziale nella mia missione, e la questione numero uno è rappresentare l’unità nazionale con tutto ciò che significa“.

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