Migranti verso la Croazia. Scontri al confine tra Serbia e Ungheria

Il premier croato: "Siamo in grado di accogliere e indirizzare queste persone dove vogliono andare". Ban Ki-Moon: "Scioccato nel vedere come sono trattati".

di Luca Fiorucci 16 settembre 2015 22:14

Prosegue l’emergenza migranti al confine tra la Serbia e l’Ungheria, sigillato da un muro voluto dal governo di Budapest. A Horgos, questa mattina, si sono verificati scontri quando alcuni gruppi di profughi, esasperati, hanno cercato di tirare giù il filo spinato gettandovi coperte e tirandole, e hanno poi scagliato pietre contro i poliziotti, che hanno indossato le tenute antisommossa, lanciato lacrimogeni e usato idranti. La polizia ungherese ha comunicato di aver arrestato finora 367 migranti che cercavano di accedere illegalmente nel paese dopo che, ieri, sono entrate in vigore le norme più restrittive in materia di immigrazione. La maggior parte degli immigrati non vuole farsi registrare nè tantomeno chiedere asilo in Ungheria, e cerca invece di raggiungere la Germania e gli altri Paesi nordeuropei.

Intanto un primo gruppo di circa 150 profughi è già arrivato all’alba al confine con la Croazia a bordo di decine di pullman provenienti dal sud della Serbia. Il premier croato Zoran Milanovic ha annunciato: “La Croazia è assolutamente in grado di accogliere e indirizzare queste persone verso i paesi dove desiderano andare“. Il presidente croato Kolinda Grabar-Kitarovic ha invece chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’emergenza migranti, che per lui rappresenterebbe un problema anche di sicurezza, oltre che umanitario. Circa un migliaio di profughi, in prevalenza siriani, diretti in Grecia sono invece bloccati da diversi giorni sotto il controllo delle forze dell’ordine turche a Edirne, cittadina del Nord-Ovest turco. 

Ieri la stampa turca aveva riferito di un nuovo naufragio al largo della Grecia in cui sarebbero morte almeno 24 persone, mentre la Guardia costiera ne avrebbe salvate 211. La circolazione ferroviaria da Salisburgo verso la Germania sarebbe stata nuovamente interrotta in seguito ad una disposizione tedesca, e in Grecia, si teme che, con la decisione tedesca di aumentare i controlli sugli immigrati al confine con l’Austria, migliaia di persone dirette in Germania o in altri Paesi dell’Europa settentrionale si trovino costrette a rimanere in territorio greco, dove i servizi di accoglienza sono già al collasso. Fonti dell’esecutivo hanno riferito al quotidiano ellenico Kathimerini che alla Grecia servono al più presto i milioni di euro promessi dall’Ue per allestire i cosiddetti “hotspot”, i centri di smistamento.

Anche in Italia è prevista la costruzione di cinque “hotspot”, ad Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa, con un quartier generale a Catania. La presidenza lussemburghese del Consiglio dell‘Ue ha convocato un consiglio Affari interni straordinario il 22 settembre, nel quale la presidenza spera venga deciso un meccanismo provvisorio per il ricollocamento di 120 mila profughi, e anche la cancelliera tedesca Angela Merkel vorrebbe che si tenga un vertice straordinario dell‘Ue la prossima settimana. Il commissario europeo Cecilia Malstrom ha invece avvertito: “Qualsiasi costruzione di muri e barriere non è l’Europa che vogliamo“. Della stessa opinione il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che ha affermato: “Sono scioccato nel vedere come alcuni migranti e rifugiati sono trattati, non è accettabile“.

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