Mediaset, il pg: “Confermate condanna ma riducete interdizione”

Il pg della Cassazione Mura ha detto che Berlusconi è stato "l'ideatore della frode fiscale", ma ha chiesto di ridurre l'interdizione da cinque a tre anni.

di Luca Fiorucci 31 luglio 2013 10:20

E’ attesa per questa sera, o al massimo per domani, la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset che vede imputato Silvio Berlusconi. I legali del Cavaliere non hanno chiesto nessun rinvio, e così ieri si è svolta la lunga requisitoria del procuratore generale della Cassazione Antonio Mura, che ha chiesto al collegio di rigettare tutti i ricorsi, confermando le condanne per gli imputati. Per il procuratore, nell’affare Mediasetsono presenti tutti gli elementi costitutivi della fattispecie di reato di frode fiscale ascritta agli imputati”, e Berlusconi “è stato l’ideatore di questo meccanismo di frode fiscale“, e quindi le sentenze di primo grado e d’appello “hanno una coerenza logica nella valutazione probatoria”.

Nel caso dei diritti televisivi Mediaset, infatti, “ci si è avvalsi di fatturazioni inesistenti. L’imposta evasa resta consistente”, mentre è “inverosimile l’ipotesi di una truffa ai suoi danni”. Mura, però, pur confermando la richiesta di condanna a quattro anni di reclusione, ha riformulato la richiesta relativa alla pena dell’interdizione dai pubblici uffici:Occorre ricondurre questa sanzione accessoria ai termini di legge“, ha spiegato, cioè ridurla da cinque a tre anni, essendoci un’incogruenza tra l’interdizione fino a tre anni per le pene che non superino questo tempo e il passaggio a cinque anni, per un solo anno di condanna in più: “Non c’è graduazione della pena accessoria” ha aggiunto. Pertanto, il procuratore generale ha suggerito alla stessa Cassazione di rideterminare questa pena.

Richiesta accolta positivamente da uno degli avvocati dell’ex premier, Franco Coppi, per il quale la precedente condanna a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici era “un errore palese“. All’inizio della sua requisitoria, Mura aveva parlato del clamore e delle aspettative che si riversano sul processo, affermando: “Questo è un processo carico di aspettative e che suscita passioni ed emozioni esterne che sono manifestazione del libero dibattito e della vita democratica, ma aspettative e passioni devono rimanere confinate fuori dallo spazio dell’Aula giudiziaria”. In mattinata si era svolta anche la relazione introduttiva della causa del consigliere Amedeo Franco, durata due ore e mezza, e che lo stesso avvocato Coppi ha definito “completa e impeccabile”.

Il legale ha comunque ribadito: Puntiamo all’assoluzione, all’annullamento totale della condanna“, e ha detto di prevedere “tempi abbastanza lunghi“. Intanto Berlusconi attende la sentenza da palazzo Grazioli, assieme a poche persone, fra cui i figli e la fidanzata Francesca Pascale, anche per evitare che qualche parola di troppo venga poi riportata dai giornalisti, come è successo con il colloquio con il direttore di “Libero, Belpietro, che è stato riportato in prima pagina sul quotidiano e poi in parte smentito. Il Cavaliere, del resto, avrebbe raccomandato ai suoi: “Niente comportamenti scomposti”. Ieri sono andati a trovarlo solo alcune “colombe” del Pdl, come il ministro Lupi, il presidente dei senatori Schifani, che ha detto di averlo trovato “pacato, grandissima compostezza“, e prima di loro il portavoce Bonaiuti e Gianni Letta.

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