Marino decaduto da sindaco: “Accoltellato, unico mandante”

Ventisei consiglieri si sono dimessi, causando lo scioglimento dell'assemblea capitolina e della giunta e la decadenza dell'ex chirurgo, che accusa Renzi.

di Luca Fiorucci 31 ottobre 2015 9:55
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Ignazio Marino non è più sindaco di Roma. Ventisei consiglieri comunali, di cui diciannove del Pd, due della maggioranza (Centro Democratico e Lista Civica Marino) e cinque dell’opposizione, si sono infatti dimessi, causando lo scioglimento dell’assemblea capitolina e della giunta e, di conseguenza, la decadenza di Marino dalla sua carica. Movimento 5 Stelle e Sel non hanno invece rassegnato le dimissioni. Il prefetto Franco Gabrielli ha nominato già in serata il nuovo commissario: si tratta di Francesco Paolo Tronca, prefetto di Milano. Il Pd, dunque, dopo una riunione di sette ore svoltasi giovedì al Nazareno tra i consiglieri democratici e il commissario romano del partito Matteo Orfini, ha deciso di far terminare l’esperienza da sindaco dell’ex chirurgo senza un confronto in aula, come invece chiesto da quest’ultimo nella lettera con cui, sempre giovedì, aveva annunciato il ritiro delle sue dimissioni.

Marino, nel tardo pomeriggio, ha convocato una conferenza stampa in cui ha lanciato strali innanzitutto contro il suo partito, il Pd, che “ha tradito il suo nome e il suo Dna”, e contro il segretario-premier, affermando: “Sono stato accoltellato da dei parenti. Ci sono 26 nomi e un unico mandante. Con Renzi non ho avuto un rapporto turbolento, da un anno a questa parte non ho avuto alcun rapporto”. L’ormai ex primo cittadino ha accusato inoltre: “La crisi auspicavo si potesse chiudere in aula invece si è preferito andare dal notaio, segno di una politica che decide fuori dalle sedi democratiche, riducendo gli eletti a persone che ratificano decisioni assunte altrove: ciò nega la democrazia“. Marino ha anche rivendicato il suo operato, dicendo: “Abbiamo chiuso parentopoli, abbiamo rimosso i camion bar, i tavolini abusivi. Abbiamo chiuso Malagrotta in 90 giorni. Abbiamo aperto la metro C. Roma è di nuovo fra le grandi capitali del mondo“.

In mattinata, Marino ha invece citato l’ex presidente cileno Salvador Allende durante l’inaugurazione di un parco a lui dedicato a Tor Vergata dichiarando: “Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato”. All’ex chirurgo ha poi replicato lo stesso Renzi, affermando: “Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso il contatto con la sua città, con la sua gente”, e parlando di “pagina chiusa”. Marino sarebbe inoltre stato iscritto nel registro degli indagati, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, in un’inchiesta, iniziata già alcuni mesi fa, sulla “Image Onlus”, da lui fondata nel 2005 per fornire assistenza sanitaria in Congo e in Honduras, mentre lo scorso 28 ottobre avrebbe ricevuto un avviso di garanzia per peculato riguardo ad alcune spese effettuate con la carta di credito del Comune di Roma.

L’ex sindaco, a proposito della sua iscrizione del registro degli indagati, ha parlato di “un atto dovuto per svolgere le indagini”. Durissimo, invece, al riguardo, l’ex assessore ai Trasporti Stefano Esposito, che ha scritto su Twitter: “Devo prendere atto di aver dato la mia lealtà ad un bugiardo“. L'”Osservatore Romano”, il quotidiano della Santa Sede, ha invece definito la questione delle dimissioni del sindaco “una farsa”, mentre il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, proprio ieri ha dichiarato: Roma ha bisogno di un’amministrazione, della guida che merita, perchè è una città che merita moltissimo, specialmente in vista del Giubileo che è alle porte”. Nel pomeriggio si erano ritrovati in piazza del Campidoglio anche diversi sostenitori di Marino, con slogan e cartelli contro il Pd. 

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