Mafia a Roma, il “tariffario” dei politici. Marino incontra Cantone

Il sindaco ha incontrato anche il prefetto Pecoraro, il sottosegretario Delrio e Matteo Orfini, nominato commissario del Pd romano.

di Luca Fiorucci 4 dicembre 2014 20:16
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Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato questa mattina, assieme all’assessore al Bilancio Silvia Scozzese, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, molto probabilmente per parlare dell’inchiesta “Mafia Capitale” che sta sconvolgendo il mondo politico romano: “Abbiamo chiesto al presidente che un pool di esperti dell’Autorità passi in rassegna tutti gli appalti che sono al momento in essere e su cui nutriamo delle preoccupazioni. Questa lista, insieme a quesiti specifici sugli aspetti giuridici di altre attività in corso di Roma Capitale che sono già oggetto di indagine, costituiranno una relazione che consegneremo al presidente Cantone nelle prossime ore” ha dichiarato il sindaco al termine della riunione.

Marino ha incontrato anche il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e il presidente del Pd Matteo Orfini, che il premier Matteo Renzi ha nominato ieri commissario del Pd romano, di cui ha azzerato i vertici. Nel pomeriggio, il sindaco di Roma ha visto in Campidoglio il prefetto Giuseppe Pecoraro, probabilmente per discutere anche della richiesta avanzata dal Movimento 5 Stelle di sciogliere il Comune per mafia, sulla quale Pecoraro ha affermato: “Adesso è prematuro parlarne”. Intanto stanno emergendo particolari dell’inchiesta sempre più inquietanti. Sembra infatti che vi sia un “libro nero” delle tangenti, con un elenco di nomi di politici e funzionari pubblici, che i carabinieri del Ros avrebbero trovato a casa di Nadia Cerrito, la moglie di Salvatore Buzzi (numero uno della cooperativa “29 giugno” e braccio operativo dell’organizzazione), finita anche lei in carcere.

Tutti quanti avevano un prezzo, e bisognava pagare per avviare la pratica e versare altri soldi una volta concluso l’affare.  C’erano alcuni “stipendiati” fissi e altri che pretendevano un ulteriore compenso per l’interessamento. Buzzi, malgrado la sua appartenenza al centrosinistra, pagava politici di ogni schieramento, e, in un’intercettazione, spiegava: “I nostri so molto meno ladri di quelli della Pdl. Te lo posso assicurà io che pago tutti”. Quando, nel 2013, Ignazio Marino diventava il nuovo sindaco della capitale, Buzzi, in un’intercettazione, affermava: E mò vedemo Marino, poi ce pijamo ‘e misure con Marino. Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati”. Secondo il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, Buzzia Luca Odevaine dava cinquemila euro al mese, a Mario Schina dava 2500 euro al mese, ad un altro che tiene i rapporti con Zingaretti 2500 euro al mese. Un altro che tiene i rapporti con il Comune 1500, un altro a 750… un assessore a diecimila euro al mese“.

Intanto oggi si sono svolti i primi interrogatori dell’inchiesta “Mafia Capitale”. L’ex Nar Massimo Carminati, ritenuto il capo dell’organizzazione criminale che cercava di spartirsi gli appalti, per ora ha deciso di non rispondere dinanzi al gip Flavia Costantini, come quasi tutti gli indagati, mentre Franco Panzironi, ex ad di Ama, considerato l’anello di congiunzione fra il mondo politico e quello criminale, ha respinto le accuse senza però convincere minimamente gli inquirenti: “Non sono mai stato a libro paga di nessuno“, avrebbe detto in pratica, definendo come “un fatto normale” i finanziamenti sospetti, di circa 40mila euro, ricevuti dalla Fondazione Nuova Italia, presieduta dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Nell’ordinanza, però, gli altri indagati si lamentano più di una volta dei “soldi dati a Panzironi“.

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