Mafia, il pg chiede sette anni per Dell’Utri

Il procuratore generale sul senatore Pdl: "Rapporto trentennale con Cosa Nostra, prima con i fratelli Pullarà, poi con Totò Riina e i fratelli Graviano".

di Luca Fiorucci 18 gennaio 2013 16:01
Marcello Dell'Utri

Il Procuratore Generale Luigi Patronaggio ha chiesto alla corte d’appello di Palermo la conferma della condanna del senatore Pdl Marcello Dell’Utri a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna già comminatagli dalla stessa corte il 29 giugno 2010 e poi annullata dalla Cassazione per un difetto di motivazione. Per la Cassazione, sono provati i rapporti di Dell’Utri con la mafia dal 1974 al 1979, mentre per il procuratore questi rapporti non si sarebbero mai interrotti. Patronaggio ha spiegato:

“Da quando faccio il magistrato non ho mai incontrato un imputato chiamato a rispondere di un rapporto trentennale con Cosa Nostra. La storia di Marcello Dell’Utri non si può leggere se non si leggono i suoi rapporti più che trentennali con la mafia. E’ stato un lungo rapporto costante e proficuo con Cosa Nostra e l’imputato non ha mai preso le distanze da questi rapporti”.

Il procuratore ha ripercorso tali contatti: iniziati negli anni Settanta, fino al 1986 i referenti di Dell’Utri sono i fratelli Pullarà di Santa Maria del Gesù, mentre nel 1986 diventa Totò Riina. Negli anni Novanta, però, la mafia cerca un nuovo referente politico: “Totò Riina, tramite Silvio Berlusconi, voleva agganciare Bettino Craxi. E, caduto Craxi, Cosa Nostra pose le attenzioni su Forza Italia. Non è certo Cosa Nostra che fece vincere le elezioni di Forza Italia nel ’94, ma la mafia ha votato per questo partito” ha affermato Patronaggio, il quale, a conferma dei rapporti con la mafia, ha ricordato la presenza di Vittorio Mangano ad Arcore: Dell’Utri continuò a frequentare Mangano sapendo il suo peso mafioso. Finiamola con questa aurea da semplice “stalliere” di Arcore“. Il procuratore generale ha sostenuto inoltre che Dell’Utri ha avuto rapporti con i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano: “Sono contatti di una gravità inaudita perchè si tratta dei capimafia di Brancaccio, responsabili delle stragi più gravi che hanno segnato il nostro Paese” ha spiegato.

Patronaggio ha accennato anche ai rapporti che il senatore avrebbe avuto con la mafia dopo il 1992, anche se la Cassazione, per questo periodo, ha già assolto l’imputato: “A dicembre ’93 ci fu la trattativa, termine abusato che non mi piace, la concertazione, il patto fra Cosa Nostra e Dell’Utri, il rilancio del patto” ha spiegato il procuratore, sottolineando che su tale circostanza “c’è una straordinaria convergenza fra i pentiti Spatuzza e Nino Graviano, quello che raccontano è riscontrato“. Le prossime udienze del processo sono previste per il 4 e l’11 febbraio, e la camera di consiglio è prevista per il 4 marzo, o per una data successiva nel caso di repliche dell’accusa o delle parti civili. Il senatore Dell’Utri, intanto, che non era presente in aula, vorrebbe comunque presentarsi alle prossime elezioni: “Finchè sono vivo continuerò a candidarmi“, ha dichiarato in un’intervista al “Corriere della Sera”, specificando che al momento “nessuno mi ha candidato“.

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