Mafia, arrestato l’uomo che fornì il tritolo per la strage di Capaci

Si tratta del cugino del boss Cosimo Lo Nigro, estraeva il tritolo dalle bombe trovate nei relitti di guerra. Ad accusarlo, il testimone di giustizia Spatuzza.

di Stefania Calabrese 12 novembre 2012 19:33

Tradito dalla testimonianza del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, è stato arrestato Cosimo D’Amato, pescatore 57enne accusato di aver fornito in maniera continuativa l’esplosivo impiegato da Cosa Nostra per gli attentati mafiosi di Milano, Roma e Firenze tra il 1993 e il 1994 e verosimilmente anche per la strage di Capaci, in cui hanno trovato la morte il giudice Giovanni Falcone, la compagna Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.
Cosimo D’Amato è il cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro, condannato per le stragi mafiose del ’92. L’uomo, residente a Santa Flavia (Palermo), è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita dagli agenti del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Firenze.

 
Nello specifico, il gip Anna Favi gli ha contestato di aver procurato ai boss di Cosa Nostra ingenti quantità di tritolo, presumibilmente recuperato da residuati bellici giacenti sul fondo del mare, per le stragi di maggio 1993 avvenute in via Fauro a Roma, il giorno 14 maggio, e in via dei Georgofili a Firenze, che ha avuto luogo il 27 e di cui è responsabile lo stesso Spatuzza; di quelli di luglio 1993 a San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, entrambi accaduti il 28 luglio, e di via Palestro a Milano, il giorno prima. D’Amato avrebbe procurato l’esplosivo piazzato anche in occasione del fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma il 23 gennaio 1994, poi annullato dalla mafia stessa.

 
Secondo gli inquirenti, anche il tritolo utilizzato per far saltare in aria il tratto stradale sul quale viaggiava Falcone proverrebbe dalla medesima fonte.
Il nome di D’Amato finora non era mai entrato nell’inchiesta per le stragi, ma il pescatore era già noto alle forze dell’ordine per piccoli reati. All’epoca dei fatti, D’Amato aveva 35 anni e, secondo la testimonianza ben circostanziata di Spatuzza, si immergeva nelle acque del porticciolo di Porticello per estrarre il tritolo da bombe di profondità trovate nei relitti di sottomarini o lanciate dagli aerei nella seconda guerra mondiale.

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