Lupi: “Mi dimetto”. Renzi: “Scelta saggia”

Il ministro ha annunciato che si dimetterà oggi, dopo che era emerso il suo coinvolgimento nell'inchiesta "grandi opere": "Non me l'ha chiesto Renzi".

di Luca Fiorucci 20 marzo 2015 9:30

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi ha alla fine annunciato, nella serata di ieri, durante la registrazione di “Porta a Porta”, di essere intenzionato a dimettersi, dopo che dall”inchiesta “grandi opere” era emerso di regali e favori fatti a lui e al figlio dal superdirigente Ercole Incalza e dall’imprenditore Stefano Perotti, entrambi arrestati: “Domani, al termine dell’informativa alla Camera, rassegnerò le dimissioni” ha detto. Lupi aveva incontrato in mattinata a Palazzo Chigi il premier Matteo Renzi e il leader di Ncd Angelino Alfano in un vertice incentrato proprio sull’opportunità che lasci la guida del ministero. Il ministro ha spiegato in proposito: “Non ho visto Renzi garantista perché io non sono indagato, dunque non c’è da essere garantista. Mi ha detto: “Io non ti ho mai chiesto né chiederò le tue dimissioni perché non posso chiederle, dico che è una tua decisione”.

Riguardo alle intercettazioni, secondo le quali il ministro avrebbe chiesto a Incalza e Perotti, ora agli arresti, di assumere il figlio, egli ha spiegato: “Io chiedo a Incalza dei suggerimenti per Luca, non delle consulenze, intendevo questo, poi Incalza chiama Perotti ma questo non può essere addebitato a me”. Quanto al Rolex da diecimila euro regalato dai coniugi Perotti al figlio per la laurea, Lupi ha affermato: “Io non me la sono sentita di dirgli di restituire l’orologio: posso aver sbagliato? Forse, non lo so”. Oggi alle 11 si terrà quindi alla Camera l’informativa sull’inchiesta Grandi Opere, mentre era prevista per martedì la mozione di sfiducia presentata da Movimento 5 Stelle e Sel, ma il dibattito è annullato dall’annuncio che verrà dato in mattinata. Le opposizioni avevano ritirato la richiesta di informativa per accelerare il voto sulla mozione di sfiducia, ma è stata poi la stessa maggioranza a chiedere l’informativa.

Renzi, in serata, ha commentato da Bruxelles: “La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per se, per Ncd, per il governo”. Plaudono a Lupi anche i vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. Per Angelino Alfano, leader del Nuovo Centrodestra, lo stesso partito di Lupi, la sua decisione “è da uomo delle istituzioni perbene e onesto”. Sempre dall’Ncd, Nunzia De Girolamo e Carlo Giovanardi hanno ricordato invece che al governo vi sono sottosegretari del Pd ancora sotto inchiesta. Lupi dovrebbe ora diventare il capogruppo alla Camera di Area Popolare, il gruppo che riunisce Ncd e Udc. Dall’opposizione, invece, il capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto sostiene che “quando salta un ministro come Lupi, salta anche la maggioranza di governo. E questo non può essere affrontato se non con un passaggio parlamentare”.

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha chiesto invece anche le dimissioni di Renzi e Alfano. Intanto si rincorrono i nomi per la successione al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: i più “gettonati” sono quelli del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone e dell’amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti, ma è possibile anche che Renzi decida di tenersi l’interim fino alle elezioni regionali o fino alla fine dell’Expo. E’ stata avanzata anche l’ipotesi di un rimpasto, con Gaetano Quagliarello che potrebbe compensare la “perdita” dell’Nuovo Centrodestra insediandosi al ministero degli Affari Regionali, prima guidato da Maria Carmela Lanzetta, dimessasi a fine gennaio.

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