Libia, ucciso l’ambasciatore Usa e altri tre americani

Il diplomatico era appena giunto a Bengasi per valutare la situazione in vista della nomina del nuovo premier libico prevista per oggi. La riunione è saltata.

di Stefania Calabrese 12 settembre 2012 18:14

L’ambasciatore statunitense in Libia, Chris Stevens, è stato ucciso ieri durante un assalto contro la sede di rappresentanza americana a Bengasi, insieme a un funzionario e due Marines.
Intorno alle 21.30 di ieri infatti l’ambasciata, situata all’interno di un compound, è stata presa di mira da una folla inferocita, mentre un gruppo di manifestanti apriva il fuoco con armi automatiche e lanciagranate RPG. Al termine del conflitto, durato secondo diverse testimonianze concordanti per almeno tre ore, la struttura è stata data alle fiamme e la bandiera americana è stata bruciata e sostituita da quella islamica nera.
In precedenza, durante la stessa serata, era stata attaccata anche la sede di rappresentanza statunitense al Cairo a causa del film su Maometto prodotto negli Usa da cristiani copti e ritenuto offensivo per l’Islam. Questo porterebbe a pensare che all’origine dell’accaduto vi possa essere la medesima causa, tuttavia diversi siti collegati ad Al Quaida sostengono che quella della pellicola sia una falsa pista, mentre l’uccisione dell’ambasciatore USA sarebbe da addebitare piuttosto a una “reazione della milizia Ansar Al-Sharia alla conferma della morte di Abu al-Libi“, il numero 2 di Al Qaida di origine libica, comunicata ieri da Ayman al Zawahiri. A sostegno di questa tesi ci sarebbe infatti la bomba esplosa proprio davanti all’ambasciata americana di Bengasi il 5 giungo scorso, data in cui gli Usa avevano diffuso la notizia della morte del libico.

 
Inoltre, alcuni testimoni che hanno chiesto di restare anonimi, hanno riferito di aver notato tra i dimostranti molti membri della milizia islamica Ansar Al-Sharia, conosciuta in zona perché ha tentato diverse volte raid dimostrativi nel centro della città, che non sono andati a buon fine solo perché ostacolati dalla ferma opposizione della popolazione e delle altre milizie armate. Il gruppo è attivo nelle zone desertiche a sud, ed è responsabile di numerosi atti di intimidazione, anche ai danni di cittadini italiani.
Le autorità libiche invece sembrano convinte che l’assalto all’ambasciata durante il quale ha trovato la morte il diplomatico americano sia imputabile piuttosto ai fedelissimi del dittatore Muammar Gheddafi.
Le reazioni degli Stati Uniti non sono tardate ad arrivare: il Presidente Barack Obama ha fermamente condannato questi “attacchi oltraggiosi” e ha ordinato che siano fornite tutte le risorse necessarie a garantire la sicurezza delle ambasciate statunitensi presenti in tutto il mondo. Una fonte interna al Pentagono ha inoltre affermato che si sta valutando l’eventualità di inviare in Libia un reparto di marines specializzato nella lotta al terrorismo.

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