Letta ha la fiducia, Berlusconi vota sì. Il Pdl si divide

Il Cavaliere ha cambiato più volte idea, poi ha annunciato il suo voto favorevole. Alla Camera si va costituendo gruppo dei "dissidenti" del Pdl.

di Luca Fiorucci 3 ottobre 2013 9:13
Silvio Berlusconi

Il governo ieri ha ottenuto la fiducia sia al Senato (con 235 sì e 70 no) sia alla Camera (con 435 sì e 162 no), e alla fine anche Berlusconi ha votato si alla fiducia, nonostante fino a poco prima sembrasse nettamente orientato in senso contrario. Poi, vedendo sconfitta la sua linea, ha ceduto alle “colombe” del partito, così ha preso la parola a sorpresa nell’aula di Palazzo Madama, al posto del capogruppo Renato Schifani, e, in un intervento di neanche due minuti, ha annunciato, con un vero e proprio colpo di scena: “Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l’Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso, non senza interno travaglio, per il voto di fiducia”.

I senatori sono rimasti spiazzati, e anche il premier Enrico Letta, che, girandosi verso Alfano, ha sussurrato sorridendo: “E’un grande“. Nel Pdl, Vincenzo D’Anna ha votato comunque no alla fiducia, mentre sei “falchi” non hanno risposto alla chiama, e tra questi Sandro Bondi, che prima aveva fatto un durissimo intervento, dicendo, rivolto al governo, fallirete. Già nelle prime ore della mattinata, Berlusconi aveva fatto qualche apertura all’ipotesi della fiducia, dicendo ai giornalisti: “Vediamo che succede… sentiamo il discorso di Letta e poi decidiamo”. Poi, però, ha compreso che comunque tali aperture non sarebbero bastate ad evitare una spaccatura del Pdl, dato che i dissidenti già lavoravano ad un gruppo autonomo, quindi si è orientato a votare la sfiducia.

Quando è iniziato a circolare il foglio con le firme delle “colombe” raccolte da Quagliarello, l’ex premier deve aver capito che non si trattava di qualche defezione isolata, e ha deciso di non farsi mettere nell’angolo, votando comunque si alla fiducia. Alla Camera, dove comunque il Pd ha la maggioranza, è andato in scena un copione analogo, e qui ha iniziato a costituirsi il nuovo gruppo dei dissidenti del Pdl, per ora detto “degli alfaniani”, guidato da Fabrizio Cicchitto e al momento composto da 26 deputati, tra cui l’ex ministro Lorenzin. Non è ancora sicuro, però, se si sancirà definitivamente la spaccatura nel Pdl, con due gruppi autonomi alla Camera e al Senato. Le opposizioni, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sel e Fratelli d’Italia, hanno votato no alla fiducia, come avevano annunciato.

Il premier, al Senato, aveva fatto un discorso incentrato sulla stabilità, che “va perseguita come un valore assoluto da perseguire e praticare“, e aveva ammonito: “L’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o un no”. Letta, però, aveva anche precisato: “I piani della vicenda giudiziaria che investe Silvio Berlusconi e del governo, non potevano, nè possono, essere sovrapposti”. Una volta ottenuta la fiducia a Palazzo Madama, alla Camera il premier ha mostrato ottimismo, dichiarando: “Da oggi si lavorerà con una maggioranza politica coesa, ora serve chiarezza”. In serata, è arrivata anche una nota del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Il governo ha vinto grazie alla fermezza, e ora non sono più tollerabili giochi al massacro”.

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