Legge elettorale, bocciate le quote rosa. Pd diviso

La Camera ha respinto gli emendamenti per garantire la parità di genere nell'Italicum. Renzi: "Nelle liste l'alternanza sarà assicurata".

di Luca Fiorucci 11 marzo 2014 2:51
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L’aula della Camera ha bocciato le quote rosa nella legge elettorale. Sono stati infatti respinti, a scrutinio segreto, sia l’emendamento bipartisan che prevedeva l’alternanza di genere in lista, vietando che possano esserci due candidati dello stesso sesso in sequenza, sia quello, anch’esso bipartisan, che prevedeva che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 50% per i capilista, sia quello che prevedeva la proporzione dei 40-60 per i capilista. Lo scrutinio segreto era stato richiesto da 39 parlamentari di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Ncd e Udc. L’intesa sulla legge elettorale, comunque, per ora tiene, ma l’esame dell’Italicum è stato rimandato ad oggi alle 10.

A far saltare le “quote rosa”, con la complicità del voto segreto, anche diversi deputati democratici, dato che i voti favorevoli sono stati rispettivamente 227, 214 e 253, e gli esponenti Pd a Montecitorio sono 293. Il premier Matteo Renzi, comunque, ha assicurato: “Il Pd rispetta il voto del Parlamento sulla parità di genere, ma anche l’impegno della direzione Pd: nelle liste l’alternanza sarà assicurata“. Delusa anche la presidente della Camera Laura Boldrini, che si era simbolicamente schierata a favore delle quote rosa indossando una sciarpa bianca: “Come presidente della Camera rispetto il voto dell’Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perchè una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia”.

Adirate, invece, soprattutto con i colleghi di partito, le deputate Pd, che hanno accusato: “Il gruppo non ha rispettato l’accordo”, e hanno chiesto al capogruppo Roberto Speranza di convocare una riunione immediata. Rosy Bindi avrebbe chiesto ai colleghi riuniti in un capannello: “Siamo ancora ai 101? Siamo ancora a quella storia lì?“, riferendosi esplicitamente ai franchi tiratori che affossarono la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Anche Forza Italia si è in parte spaccata sulle quote rosa. Berlusconi non si è mai pronunciato in merito, ma il suo consigliere politico Giovanni Toti aveva espresso la contrarietà del partito, forse nel timore che da esse si potesse passare all’introduzione delle preferenze, come pure il relatore della riforma elettorale, Francesco Paolo Sisto, per il quale esse “sarebbero una norma con problemi di incostituzionalità evidenti“.

Il capogruppo Renato Brunetta aveva fatto sapere comunque che il partito avrebbe lasciato libertà di coscienza ai suoi parlamentari. Si era infatti creato subito un vasto fronte bipartisan di deputate favorevoli alle quote rosa che hanno aderito all’appello di Laura Ravetto di Forza Italia indossando qualcosa di bianco in sostegno della parità di genere. Il Movimento 5 Stelle, invece, ha votato contro le quote rosa: “Dimostrano l’ipocrisia che regna sovrana in questo Parlamento: non è corretto stabilire per legge delle quote di partecipazione” ha spiegato Federica Dieni. 

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