La vita sulla Terra è stata portata da meteoriti, lo dice uno studio

Quella che, fino a qualche tempo fa, era solo un'ipotesi accolta con notevole scetticismo, adesso, pare sia una certezza scientifica.

di Elena Arrisico 4 ottobre 2012 11:00

In questi giorni, a Madrid, si è tenuto il Congresso Europeo di Scienza Planetaria, dove un team di astrofisici dell’Università  di Princeton, dell’Università dell’Arizona e del Centro Spagnolo di Astrobiologia ha presentato una scoperta riguardante la nascita della vita sulla Terra: a portarla pare siano stati alcuni meteoriti. Secondo lo studio condotto da questo gruppo di scienziati, infatti, microorganismi sono stati trasportati sul nostro pianeta da alcuni frammenti di meteoriti provenienti da altri pianeti e così sarebbe nata la vita: extraterrestre, per così dire.

Uno degli autori dello studio che ha portato alla sensazionale scoperta, la professoressa Renu Malhotra – titolare della cattedra di Scienze Planetarie e presidente del Programma di Astrofisica Teorica all’Università dell’Arizona – intervistata dal Corriere, ha spiegato:

Il Sole si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni orsono, entro un ammasso stellare comprendente poche migliaia di stelle. Tale ammasso si è poi disperso in stelle singole alcune centinaia di milioni di anni fa. Con i nostri lavori, corredati da calcoli, abbiamo concluso che delle rocce proiettate all’esterno da un sistema planetario hanno viaggiato nello spazio con velocità molto diverse le une dalle altre. Alcune di queste rocce interplanetarie – poche, ma in una percentuale non trascurabile, circa l’uno per mille – viaggiavano a velocità modeste. Proprio grazie alla loro ridotta velocità, avevano alta probabilità di essere catturate da un sistema planetario vicino, quando ancora l’ammasso stellare ed i pianeti erano in stato nascente“.

Che la vita fosse “nata” sulla Terra in questo modo era un’ipotesi già vagliata da tempo, ma trattata con scetticismo:

I precedenti studi di astrofisica avevano escluso che un simile scambio inter-planetario di rocce avesse potuto verificarsi, ma si basavano sulla velocità media delle rocce, piuttosto elevata, non sulla bassa velocità di alcune di queste. I nostri calcoli ci dicono che le rocce a bassa velocità subiscono un processo di cattura planetaria molto diverso da quello contemplato fino ad adesso: subentra la teoria del caos ed una teoria matematica chiamata “bordi di debole stabilità”. La probabilità di cattura per una roccia a bassa velocità – circa 100 metri al secondo – risulta essere circa un miliardo di volte superiore a quella di una roccia di media o alta velocità“.

Ha proseguito la professoressa Malhotra. E per quanto riguarda l’origine della vita sulla Terra?

La durata dell’ammasso stellare – di cui dicevo sopra – si sovrappone con il lasso di tempo durante il quale si formò il nostro sistema solare, quando esso proiettava molti frammenti rocciosi nello spazio inter-stellare e questo si sovrappone con l’era geologica durante la quale si formò la vita sulla Terra. Plausibilmente, altri sistemi planetari simili al nostro coesistevano e quantità non trascurabili di frammenti rocciosi possono ben essere stati scambiati tra tali giovani sistemi planetari. Sono ancora irrisolti molti problemi di sopravvivenza biologica, ma ritengo che i nostri lavori possano incitare a proseguire in queste ricerche, in stretta collaborazione con i biologi. La sfida dei prossimi anni è quella di trovare segni affidabili di forme di vita nello spazio ed in pianeti diversi dal nostro“.

Ha concluso la studiosa, intervistata dal Corriere. Ovviamente, la presenza di acqua sul nostro pianeta – così come le condizioni climatiche adeguate – ha reso possibile la sopravvivenza delle spore trasportate dai frammenti di meteoriti. Ad ogni modo, non si tratta della conferma che la vita sulla Terra sia stata portata dall’Universo, ma solo che si tratta di una delle eventualità possibili.

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