La banalità del male: Joseph Kony

Dopo la campagna di Invisible Children, Kony 2012, attendiamo giustizia contro il feroce – e ormai celebre – responsabile di crimini verso l’umanità in Uganda

di Rachele Hassan 15 marzo 2012 15:04

Joseph Kony. Sanguinario leader dei ribelli ugandesi. Capo della Lra, esercito di Resistenza del Signore – i cui miliziani sono chiamati a compiere ogni genere di atrocità nell’Africa orientale e nei paesi limitrofi.  ‘Generale’ (così si fa chiamare), ‘Re dei bambini soldato’. Responsabile di feroci crimini contro l’umanità. 25 anni di violenze indicibili. Rapimenti di bambini, lavaggi di cervelli, massacri, torture, stupri, pratiche di magia nera. Con la Bibbia in mano, costringe i piccoli – fino ad oggi invisibili – ad assalire il loro stesso villaggio per uccidere i genitori; trasforma, invece, le bambine in schiave sessuali.

Jason Russel, fondatore di Invisible Children – una Ong americana per la difesa dei diritti dell’infanzia, la cui ultima campagna è appunto quella di protesta contro il reclutamento in Uganda di 30.000 bambini, dai dieci anni in su, strappati alle loro famiglie e costretti a diventare baby killer – ha creato un video agghiacciante di 28 minuti chiamato ‘Kony 2012’, postato sul web, in circolazione su ormai tutti i social network, per rendere celebre il criminale e conseguentemente attrarre l’attenzione pubblica su di lui, ricercato dalla Corte Internazionale dell’Aia, ma ancora impunito. Il gruppo, non a caso, sembra avere ottenuto il sostegno di personaggi dello star-system e di uomini politici: Janet Jackson, Rihanna, George Clooney, Angiolina Jolie, e persino Mr. Obama; pare, peraltro, che la Ong in questione stia preparando una giornata interamente dedicata a Joseph Kony, prevista per il prossimo 20 aprile. Attendiamo fiduciosi.

Almeno 70 milioni di persone hanno visto il filmato. Interdette. L’obiettivo è stato raggiunto. Io ancora non ne sapevo nulla; spero solo pochi altri come me. Ad onor del vero, ho avuto la notizia da un giovane ventenne – certamente più capace di me a muoversi nella rete – che, stupito e inorridito, mi ha scritto: ‘è una storia interessante’, suggerendomi il pezzo su Kony. Grazie Nathan.

Ora anche Twitter e Facebook – che insieme raggiungono quasi un miliardo e mezzo di utenti – sono alla ricerca del ‘Re dei bambini soldato’. Un tempo i malviventi restavano pressoché nell’anonimato; oggi non più: il mondo ha subito una rivoluzione copernicana. Kony ben presto sarà sulla bocca di tutti. Merito del web dove l’informazione circola più in fretta ed è agevolmente accessibile. Speriamo che altrettanto celermente venga chiuso in una sordida cella.

Se fossi io a decidere le sorti di Joseph Kony, non avrei dubbi: lo sottoporrei a tortura. Lenta. Lentissima. Una morte cerebrale graduale, senza però la perdita di coscienza. A seguire una sofferenza fisica. Dolorosa e progressiva. Applicherei la nota ancorché desueta legge del taglione. Oppure lo farei dichiarare ‘Sacer’, come avveniva nell’antica Roma nei confronti dei malvagi. Per i colpevoli di crimini contro l’umanità non ci dovrebbe essere alcuna pietà.

Joseph Kony: un altro carnefice, senz’anima. La banalità del male non è scomparsa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Alcuni uomini sono peggio delle bestie. Auguro alle sue vittime di rinascere a nuova vita, prima o poi, e a lui di soffrire nell’Ade, tremendamente, per il resto dei suoi giorni.

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