Il killer di Mozzate: “Ho ucciso anche il fidanzato di Lidia”

Dritan Demiraj ha confessato di aver ucciso anche Silvio Mannina, 30 anni, ultimo fidanzato di Lidia Nusdorfi, a Sant'Arcangelo di Romagna, vicino Rimini.

di Luca Fiorucci 24 aprile 2014 12:58
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Dritan Demiraj, il panettiere albanese di 29 anni di Rimini che, lo scorso primo marzo, uccise con due coltellate la sua ex compagna Lidia Nusdorfi, 35 anni, nel sottopassaggio della stazione di Mozzate, in provincia di Como, ha confessato ieri, dopo cinque ore di interrogatorio, di avere ucciso anche l’ultimo fidanzato della donna, Silvio Mannina, 30 anni, di Bologna. Di Mannina si erano perse le tracce proprio in corrispondenza della morte della Nusdorfi. Demirai, interrogato nel carcere di Como, era alle strette da alcuni giorni, dopo che il pm, la scorsa settimana, aveva sentito la sua attuale convivente, Monica Sanchi, di Rimini, che, a quanto pare, aveva dato alcune indicazioni.

Stando a quanto ricostruito dalla Procura di Como, sarebbe stata proprio la Sanchi ad attirare Mannina a Rimini, alla vigilia del delitto. La coppia voleva infatti che l’uomo chiamasse la Nusdorfi e le fissasse un appuntamento in stazione a Mozzate, cosa che si suppone si sia rifiutato di fare, venendo così ucciso. Demiraj avrebbe soffocato con un cavo Mannina nella cava del Lago Azzurro a Sant’Arcangelo di Romagna, in provincia di Rimini, dopo che la situazione sarebbe degenerata, stando a quanto da lui stesso confessato, per via di alcuni filmati presenti nel cellulare di quest’ultimo, che ritraevano momenti di intimità tra le due vittime.

L’uomo avrebbe spiegato al pm: “E’ stato un delitto d’impeto“. La compagna sarebbe però stata scagionata, perchè sarebbe andata via prima dell’omicidio. Dopo aver ucciso Mannina, il panettiere si sarebbe impossessato del suo telefonino per mandare un messaggio alla Nusdorfi, invitandola a Mozzate, dove l’avrebbe attesa nel sottopassaggio della stazione e poi uccisa a coltellate. Demiraj, che aveva avuto dalla donna un bambino di cinque anni e a cui era stato affidato un altro figlio, di undici anni, che lei aveva avuto da una precedente relazione, avrebbe poi ripreso l’auto e sarebbe tornato a casa.

All’inizio dell’indagine, l’alibi fornito da un amico sembrava averlo scagionato, ma poi, messo alle strette dai carabinieri di Rimini, sarebbe crollato e avrebbe confessato. Non è ancora ben chiaro il movente del delitto: si pensa alla gelosia, dopo che la donna, ad agosto, aveva lasciato l’uomo e, un mese dopo, era tornata in Lombardia in cerca di lavoro, andando a vivere da alcuni parenti a Mozzate. Oggi gli inquirenti accompagneranno l’uomo nella cava del Lago Azzurro, dove fornirà le indicazioni per recuperare il cadavere di Mannina. 

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