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L’ira di Berlusconi: “Lascio per meschini ricatti”

La stagione del berlusconesimo è finita e con il suo crepuscolo il leader del Pdl ci tiene a fare alcune precisazioni. La sua partenza lascia però incerto il futuro.

di Vincenzo Avagnale 13 novembre 2011 19:44
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Il mio impegno è che quanto è stato conquistato in questi anni nel segno della modernità non vada disperso.” Questo quanto scrive di suo pugno Silvio Berlusconi in una lettera inviata oggi a Torino al segretario nazionale della Destra, Francesco Storace, letta poi al secondo congresso nazionale del partito, in corso proprio nel capoluogo piemontese.

C’è chi lavora da tempo perché il pendolo della politica italiana torni indietro, ai tempi in cui la volontà degli elettori era commissariata dalle oligarchie di partito, abituate a gestire in proprio al riparo da ogni responsabilità, la forza che i cittadini consegnavano loro al momento del voto”.

Poi Berlusconi devia il discorso attribuendo in ultima analisi a Fini la definitiva deriva della sua esperienza di governo:”la «fronda» della componente finiania è stato il «peccato originale» che ha minato «il percorso di una legislatura che avrebbe dovuto essere costituente e che si è invece incagliata nelle secche di una politica che non ci appartiene.” Insomma Berlusconi ci tiene a sottolineare ed a rivendicare “con orgoglio quanto siamo riusciti a fare in questi tre anni e mezzo segnati da una crisi internazionale senza precedenti nella storia”.

Insomma Berlusconi non ci sta a ricoprire il ruolo del cattivo buttato già dalla gloriosa opposizione democratica. Sostiene invece di aver avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’Italia negli ultimi anni e che il suo ritiro è dovuto solo ai ricatti di persone come Casini e Bersani, che hanno racimolato pian piano persone della sua maggioranza, pensando solo agli egoistici scopi di partito ed alle logiche della cattiva politica, invece che al bene del paese.

Comunque lui la pensi, le sue mosse in questo governo tecnico saranno la fine della sua dominazione politica dell’Italia e se è incerto ciò che ci aspetta durante questo momento di transizione con Mario Monti alla guida del paese, ancora più incerto sarà il futuro politico. Riuscirà la nostra classe dirigente ad affrontare positivamente le sfide del dopo crisi? Si supererà il clima intimidatorio ed egoistico del berlusconesimo? Emergerà una nuova figura di spicco?

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