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Il rock tira fuori l’animale che è in noi. Uno studio ci dice perché

Andiamo a scoprire come e perché un certo tipo di brano musicale è in grado di stimolare sensazioni di paura o tristezza.

di Simona Vitale 17 giugno 2012 13:52
Chitarra Rock

Daniel Blumstein, del Dipartimento di ecologia e biologia evoluzionistica dell’Università della California a Los Angeles, in un articolo pubblicato sulla rivista “Biology Letters” insieme a Greg Bryant, docente di scienze della comunicazione all’UCLA e al compositore musicale Peter Kaye, ci spiega come e perché un determinato tipo di canzone sia in gradi di procurarci particolari sensazioni, ad esempio un brivido lungo la schiena. La risposta è, secondo Bryant, perché contiene delle dissonanze che evocano la paura, in particolare dissonanze che condividono diverse caratteristiche con le vocalizzazioni di animali in difficoltà. Tuttavia, la reazione può comunque variare a seconda del contesto nel quale la musica viene ascoltata.

Gli esseri umani, e molti animali non umani, producono e rispondono a difficili, imprevedibili, suoni lineari quando sono allarmati, forse perché questi sono prodotti quando i sistemi di produzione acustica (corde vocali e syrinxes) sono tesi e stressati in situazioni di pericolo. Gli esseri umani sono in grado di simulare la non linearità della musica e delle colonne sonore attraverso l’uso di manipolazioni tecnologiche.

“I compositori hanno una conoscenza intuitiva di ciò che viene percepito come paura. Ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predisposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi suoni” ha osservato Bryant.

Un recente lavoro ha scoperto che le colonne sonore di film di diversi generi in modo differenziale contengono tali  suoni. Questo studio va a concludere una precedente ricerca di Blumstein, che aveva analizzato le colonne sonore di 102 film appartententi a quattro generi (avventura, drammatico, horror e guerra) rilevando che la colonna sonora di ciascun genere ha delle sue caratteristiche specifiche, destinate a sollecitare le emozioni corrispondenti.

I film di genere drammatico sembrano prediligere bruschi cambiamenti nella frequenza, quelli dell’horror, invece, hanno oltre ad un certo numero di grida femminili, molti suoni distorti. I ricercatori hanno usato dei sintetizzatori per comporre una serie di brani musicali originali sulla base di differenti parametri musicali, da proporre poi ad un gruppo di volontari in differenti condizioni: “Abbiamo voluto vedere se era possibile aumentare o sopprimere i sentimenti di chi ascolta in base a ciò che sta succedendo in contemporanea alla musica“, ha dichiaratoo Blumstein.

Nella condizione di controllo, la musica era generica ed emotivamente neutra. In un’altra condizione la musica iniziava in modo normale, per poi scatenarsi all’improvviso creando una distorsione. Ai volontari veniva poi chiesto di attribuire un voto in base a due requisiti: quanto si erano sentiti  coinvolti dalla musica e se il sentimento suscitato era positivo o negativo. Il risultato è stato che la musica caratterizzata da distorsioni veniva considerata più emozionante, ma nel senso di emozioni negative, come paura o tristezza.

I ricercatori ritengono che ascoltare musica con una distorsione sia simile ad ascoltare le grida di animali in difficoltà. Pertanto, ha dichiarato Bryant: “Questo studio aiuta a spiegare perché la distorsione del rock eccita le persone: tira fuori l’animale in noi”. In ogni caso, l’effetto sembra funzionare solo se altri segnali potenti, come quelli visivi, non vanno a bloccare l’intrerpretazione del suono come segnale d’allarme.

In un secondo esperimento, infatti, i ricercatori hanno abbinato le stesse composizioni musicali a 10 secondi di video clip progettati per essere ben poco suggestivi, mostrando per esempio delle persone che camminano o bevono un caffè. I ricercatori hanno presentato questi abbinamenti a un altro gruppo di volontari. Quando i soggetti hanno sentito i brani musicali distorti nel contesto di un video “tranquillo”, non hanno trovato eccitante la musica, valutandola negativamente. Questi risultati dimostrano che la percezione dei suoni di potenziale paura è influenzata dal contesto percettivo e che l’aggiunta di una modalità visiva antagonista può sopprimere la risposta ad uno stimolo acustico.

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