Referendum, Grillo: “Renzi come scrofa ferita”. Il premier: “Leggete il quesito”

Pace ha annunciato che, se il voto degli italiani all'estero sarà decisivo, farà ricorso. Per Berlusconi i vertici di Mediaset sono per il Si perché temono "ritorsioni di chi ha il potere".

di Luca Fiorucci 23 novembre 2016 6:02
Beppe Grillo

Si fa sempre più teso il clima politico in vista del referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre. Il Movimento 5 Stelle, infatti, dal blog del suo leader Beppe Grillo, ha attaccato frontalmente il presidente del Consiglio, affermando: “Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda. Ormai non argomenta, si dedica all’insulto gratuito e alla menzogna sistematica“. I grillini hanno fatto anche riferimento alle parole pronunciate dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e riportate in una registrazione pubblicata dal “Fatto Quotidiano”, scrivendo: “#IoDicoNo a questa gente che valuta la Costituzione quanto un piatto di fritture”. Dal M5S è poi venuto un attacco all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “E’ la riforma scritta dalla casta, per la casta, sostenuta dalla casta. Do you remember Napolitano? La riforma è la sua e lui è in Parlamento dal 1953. Tutto si può dire di Napolitano, ma che lui sia contro la casta va al di là di ogni immaginazione“.

Da Livorno, dove si teneva un’iniziativa per il Sì, il premier Matteo Renzi ha replicato dicendo: “Ora Grillo ha detto che siamo una scrofa ferita. Se eravamo una scrofa sana cambiava qualcosa per lui? Sulla scheda non c’è scritto volete essere una scrofa ferita Sì o No. Se dite no, non si cambia per sempre. Non fatevi fregare, leggete il quesito”. Intanto il costituzionalista Alessandro Pace, presidente del Comitato per il No, ha annunciato che, qualora il voto degli italiani agli estero fosse decisivo per la vittoria del Si, potrebbe fare ricorso, perché “non è garantito il requisito della segretezza“. Il giurista Alfiero Grandi, vicepresidente dello stesso comitato, ha invece definito la riforma “una fregatura per gli italiani all’estero” perché così loro “non eleggeranno più i senatori e non parteciperanno al ballottaggio se non cambia l’Italicum“. Renzi, da Piombino, ha ribattuto anche a loro, affermando: Noi non faremo ricorsi e controricorsi, faremo una battaglia con il sorriso e parliamo del merito“.

Sul referendum è intervenuto anche l’ex premier Silvio Berlusconi, che, a “Porta a Porta”, ha spiegato di non fidarsi del presidente del Consiglio né delle sue riforme, sostenendo, in particolare, che la riforma costituzionale “può aprire alla possibilità di una deriva autoritaria nel nostro Paese“, perché “il sistema elettorale congiunto al referendum fa si che in un’Italia ormai tripolare un polo che prende il 30% corrisponde”, data la bassa affluenza, “al 15% degli aventi diritto“. Per Berlusconi, comunque, “anche con il no questo governo non cade, Renzi ha una maggioranza, una maggioranza che non convince ma c’è”. L’ex Cavaliere ha inoltre spiegato perché, secondo lui, i vertici di Mediaset sono invece schierati per il “si” al referendum: “Hanno paura della possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni a questo livello e ho dovuto accettare questo fatto essendoci, dentro le aziende, i risparmiatori e devo prendere atto che le dichiarazioni del presidente Mediaset sono attribuibili alla difesa di questi risparmiatori”.

Intanto il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, in un’intervista alla statunitense Bloomberg Television, ha spiegato che, in caso di vittoria del “no”, se c’è la volontà politica, possiamo lavorare su una nuova legge elettorale in breve tempo e andare alle elezioni con una nuova legge elettorale presto, entro l’estate del 2017. Una vittoria del “Si” comporterà il proseguimento del governo fino alla fine di questa legislatura”. Appena si è diffusa l’intervista sul web, però, Guerini ha fatto una mezza retromarcia, affermando: “Ho visto pubblicate mie dichiarazioni che sono state forzate. Ho semplicemente detto che in caso di vittoria del “No” ci sarà più instabilità. E’ del tutto evidente che l’indizione delle elezioni è prerogativa del Presidente della Repubblica e non di una dichiarazione”.

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