Grillo alla minoranza Pd: “Sull’art. 18 mandate Renzi a casa”

Sul blog del leader M5S è comparso un articolo del professor Giannuli che definisce il jobs act "infame" e "un'offensiva di ampia portata contro il lavoro".

di Luca Fiorucci 24 settembre 2014 18:56
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Duro affondo del Movimento 5 Stelle contro il premier Matteo Renzi sulla questione del “Jobs Act” e dell’articolo 18. Sul blog del leader Beppe Grillo, infatti, è comparso oggi un post del professor Aldo Giannulli, che bolla la riforma del mercato del lavoro come infame”, ma sottolinea che essa può essere “l’occasione per mandare definitivamente a casa Renzi: con l’azione parlamentare e con l’azione di piazza, con gli scioperi, spingendo la minoranza Pd a trarre le dovute conseguenze di quanto accade“. L’autore dell’articolo chiede infatti ai democratici: “Renzi sta riuscendo dove non sono riusciti Monti e Berlusconi, sta trattando la Cgil come uno straccio per la polvere: compagni del Pd cosa aspettate ad occupare le sedi e far sentire la vostra voce?”

Per Giannulli, infatti, non è solo in gioco solo la questione dell’articolo 18, ma “la sua valenza simbolica”, perchè il governo, così facendo, intende ora, secondo il professore, “avviare una nuova offensiva di ampia portata contro il lavoro e le sue garanzie. Dopo verrà l’attacco all’illicenziabilità della P.A., l’ulteriore taglio dei salari, l’ulteriore dequalificazione della forza lavoro e la definitiva espulsione del sindacato dalle aziende”. A proposito del sindacato, non manca, nel post, un attacco alla Cgil, che “raccoglie quel che ha seminato. Per tre anni è stata complice assidua delle sciagurate politiche di Monti e di Letta, poi ha servito Renzi con zelo degno di miglior causa“, mentre ora viene messa da parte, anzi, “licenziata come una colf, senza neanche i sette giorni di preavviso e da un presidente del Consiglio che è anche il segretario del partito che loro votano”.

In un altro passaggio, Giannuli critica duramente anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, alcuni giorni fa, si era espresso a favore delle riforme. Il professore si chiede infatti come mai Napolitano,ex dirigente di quello che fu il maggior partito dei lavoratori italiani, trova che ad essere corporativi siano i lavoratori e solo loro?” Il primo a replicare al Movimento 5 Stelle è stato il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza, che ha affermato: Caro Grillo, è il tuo populismo il vero nemico della sinistra. Il Pd vuole riforme e diritti per tutti. Tu stai con Farage. Mentre Gianni Cuperlo, leader di Sinistradem, quindi esponente di quella minoranza del Pd a cui il M5S si rivolge, ha convenuto: “Non credo che dobbiamo rispondere a stupide provocazioni. Far cadere Renzi sarebbe da irresponsabili”.

Intanto al Senato sono stati presentati 689 emendamenti al disegno di legge del governo e quaranta ordini del giorno. La maggior parte degli emendamenti è stata presentata da Sel (353) e poi dal M5S (158), mentre Forza Italia e Lega ne hanno depositati entrambi 48, il Pd 31, Scelta Civica 9 e il Nuovo Centrodestra nessuno. Proprio da Sel,  il leader Nichi Vendola ha attaccato: Renzi lo ha detto: bisogna uscire dal Novecento. Loro rischiano di portarci fuori dal Novecento, solo che ci portano nell’Ottocento”. Anche secondo l’ex viceministro democratico Stefano Fassina,La riforma contiene dei punti che aggravano la precarietà“. Alcuni parlamentari vicini al premier avrebbero tuttavia rassicurato la minoranza del Pd sulla volontà di arrivare ad una mediazione.

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