Governo Monti, intesa con Pd e Pdl su giustizia e lavoro

Trovato l'accordo su articolo 18, intercettazioni e responsabilità civile dei giudici. Ancora stallo invece sul rinnovo dei vertici Rai.

di Giulio Ragni 16 marzo 2012 10:53

Si è tenuto finalmente ieri il tanto atteso vertice di maggioranza, dopo che la scorsa settimana era saltato per il polemico diniego del segretario Pdl Angelino Alfano, e l’esito della lunga riunione a quattro tra il premier Mario Monti, il già citato Alfano, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, sembra aver dato alcuni frutti. È stata infatti annunciata un intesa su alcuni dei punti nodali del programma di governo, ovvero il lavoro e la giustizia, mentre ancora molto lontane appaiono le posizioni dei partiti principali che sostengono l’esecutivo sul rinnovo dei vertici Rai.

Il futuro di viale Mazzini vede ancora ferme sulle proprie posizioni il Pdl, che vorrebbe procedere alle nomine in base all’attuale legge Gasparri, e il Pd che invece chiede un cambiamento della legge che regolamenta la governance della televisione pubblica. Nonostante la fase di stallo sulla Rai, il Presidente del Consiglio Mario Monti non ha nascosto la propria soddisfazione per i passi avanti compiuti sugli altri punti in agenda.

Capitolo giustizia. Era una delle questioni più delicate sul piatto, ma il premier è riuscito a trovare un punto di mediazione sia sul ddl anti-corruzione, che avrà un emendamento sulle norme relative alla corruzione tra privati e alla revisione della pena sulla corruzione, sia su una nuova legge sulle intercettazioni, rispolverata per venire incontro alle richieste del Pdl. Il ministro della Giustizia Paola Severino ha poi proposto di correggere con un emendamento la questione della responsabilità civile dei magistrati, per arrivare ad “una soluzione più equilibrata” e a maggior tutela dei magistrati, dopo la bocciatura de Csm di pochi giorni fa.

Il vero terreno di scontro tra i partiti rischiava però di essere il tema del lavoro, e in particolare la questione legata all’articolo 18. Il governo propone una riforma sul modello tedesco, con una revisione delle norme che regolano il licenziamento dei lavoratori, distinguendo tra quello per ragioni discriminatorie da quello per ragioni disciplinari e quello causato da ragioni esclusivamente economiche. Promessa anche un’accelerazione sui tempi delle cause di lavoro. Il premier Monti, sottolineando “la necessità di una riforma ad ampio raggio dei diversi aspetti del mercato del lavoro“, sembra aver convinto i leader dei tre partiti che sorreggono il governo. Non resta ora che attendere il delicato incontro con le parti sociali, e sperare nel via libero definitivo alla riforma.

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