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Gli negano l’uscita dal carcere, detenuto non può laurearsi

La Magistratura di Sorveglianza ha deciso per il diniego, a poche ore dalla celebrazione della seduta di laurea.

di Simona Vitale 29 luglio 2012 12:15
Carcere di Regina Coeli, Roma

Si stava preparando a discutere la tesi di laurea, dopo un eccellente percorso di studi triennale alla facoltà di Lettere e di Filosofia dell’Università di Roma Tre. Non parliamo, però, di un qualunque studente libero di frequentare corsi e seminari, ma di un detenuto 40enne (Simone, nome di fantasia) del carcere di Regina Coeli. Questo perché, a poche ore dalla convocazione dinanzi alla Commissione di laurea, il magistrato di sorveglianza ha negato la richiesta di permesso. Come raccontato da Angiolo Marroni, Garante dei detenuti della regione Lazio:

Recluso nello storico carcere romano da oltre cinque anni, e con un residuo di pena da scontare di un anno, Simone negli ultimi tre anni aveva sostenuto, con successo, venti esami universitari ed aveva preparato con cura la propria tesi di laurea: un’analisi dei disegni e degli scritti realizzati, all’interno dei campi di sterminio nazisti, dalle vittime della Shoah. Per discutere la tesi Simone aveva chiesto un permesso orario per recarsi in Facoltà, forte anche dei pareri positivi espressi dalla Direzione del carcere e dal Garante dei Detenuti che, dal canto proprio, si era anche offerto di accompagnarlo alla discussione, dopo averne seguito, attraverso i suoi collaboratori, il percorso didattico.

Come raccontato dal Garante, la Magistratura di Sorveglianza, mentre famiglia, ufficio, il detenuto erano in attesa della celebrazione della laurea, ha deciso di negare il permesso, rendendo tutto avvilente soprattutto per la tempistica. Alla base del diniego sembra che vi siano motivi di legittimità poiché, secondo il magistrato, il detenuto sarebbe in attesa dell’esito dell‘impugnazione del rigetto di un permesso richiesto lo scorso gennaio.

Come concluso dal Garante, Marroni:

Questa vicenda è uno schiaffo all’impegno di tante persone che sul recupero sociale dei detenuti investono molto. Per garantire il lieto fine non sono bastate le relazioni positive di chi con quest’uomo lavora quotidianamente, né i motivi di risocializzazione e di riscatto culturale. E, come degna conclusione, Simone ci ha ufficialmente detto di non volersi più laureare in carcere. Aspetterà di farlo fra un anno, quando sarà un uomo libero.

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