Giornalisti in carcere più in Turchia che in Cina

A rivelarlo è un rapporto del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, che chiede la liberazione di tutti i cronisti in galera.

di Elena Arrisico 23 ottobre 2012 11:16

Recep Tayyip Erdogan, premier islamico nazionalista in Turchia, da 10 anni al potere ed il Paese “vanta” adesso il record mondiale per il numero di giornalisti in carcere; a rivelarlo è un rapporto reso pubblico dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) che, dal 1981, denuncia gli attacchi alla libertà di stampa nel mondo.

Ha organizzato una delle più ampie operazioni di repressione della libertà di stampa nel mondo nella storia recente“.

Si legge nelle 53 pagine del rapporto intitolato “La crisi della libertà di stampa in Turchia“, scritto in seguito alle molteplici denunce da parte delle organizzazioni di giornalisti turche ed europee; così, dopo un esame in merito, l’ONG di New York ha individuato ad inizio agosto 76 cronisti detenuti in Turchia, di cui come minimo 61 si trovano in galera per i “lavori pubblicati” o per “la loro attività di raccolta di informazioni“.

Dunque, il numero dei giornalisti arrestati in Turchia è superiore a quello in Iran – dove i cronisti in cella sono 42 – in Eritrea – dove sono 28 – e a quello in Cina, dove sono 27 i giornalisti in prigione. Il CPJ ha accusato il governo islamico nazionalista di essere “impegnato in un’ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso la detenzione, procedure legali e l’intimidazione ufficiale“. Hakan Altinay, presidente della Fondazione Società ApertaONG di tutela dei diritti umani – ha dichiarato:

Ci ha detto quali giornali non vuole che leggiamo, ha detto agli editori che dovrebbero licenziare i giornalisti e gli editorialisti con i quali non va d’accordo; e molti editori l’hanno fatto“.

E così è stato dato che – come afferma l’ANSA – la maggior parte dei giornalisti si trova in carcere per presunta appartenenza ad organizzazioni che sono state dichiarate illegali. Il CPJ chiede la liberazione di tutti i cronisti in carcere, perché “il soffocamento dell’informazione ed il clima di paura possono avere un effetto deterrente importante sul controllo delle notizie“.

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