Gemelli, altre 2 infermiere non controllate per la Tbc

Le polemiche sul contagio a causa di un'infermiera affetta da Tbc su numerosi neonati al policlinico Gemelli di Roma continuano ed oggi si scopre che altre due infermiere non hanno effettuato il check up necessario a scongiurare ulteriori rischi.

di Vincenzo Avagnale 13 novembre 2011 13:14

Il Policlinico Gemelli continua ad essere al centro dell’uragano, si aggiungono nuove denunce dopo quelle del 20 settembre per epidemia colposa contro i vertici dell’ospedale. Oltre sessanta famiglie, i cui bambini sono nati nel reparto di neonatologia in cui prestava servizio l’infermiera affetta dal virus e positivi al batterio, hanno lamentato effetti collaterali a causa dei sintomi dovuti alla profilassi contro la Tbc (ossia vomito e disagi simili).

Fra le parti lese ci sarebbe anche l’avvocato e parlamentare di Futuro e Libertà Giulia Bongiorno, infatti suo figlio Ian è nato al Gemelli il gennaio scorso e lei si indignata per la scarsa trasparenza con cui è stato gestito il suo caso, considerando il Gemelli colpevole di troppe omissioni. Il pm Alberto Pioletti ed il procuratore aggiunto Leonardo Frisani hanno interrogato due infermiere del reparto di Neonatologia ed hanno scoperto che neanche loro si erano sottoposte ai dovuti controlli. Il che significa che le verifiche da parte del policlinico sono state interrotte dal 2005… ben 5 anni in cui i pazienti sono stati sottoposti al rischio di contagio! Si parlerebbe di 122 neonati, ma probabilmente molti di più, che sono stati sottoposti ai test e che fortunatamente sono risultati sani, ma quanti invece non lo sono stati altrettanto?

I magistrati hanno quindi voluto una consulenza epidemiologica sull’argomento, ottenuta con dalla direzione dell’ospedale dell’Università Cattolica, che si è sempre opposta all’estensione dei test su altri bambini, come invece voleva l’associazione dei consumatori del Codacons. “un allargamento dello screening a correzione dell’episodio di infezione tubercolare” sarebbe stato invece definito indispensabile dalla Regione Lazio, come risulta da comunicati risalenti già al luglio 2011.

Il Policlinico ha preso diverse misure rispetto alle ultime accuse, ma non ha negato di essere in difficoltà. A non migliorare la situazione c’è pure la mancanza della tanto promessa relazione sui rischi infettivi a cui è sottoposto il reparto di neonatologia, che a quanto sembra, sebbene sia atteso a settembre, sia ancora da cominciare.

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