Francia, Hollande si taglia lo stipendio: con lui anche i ministri

Subito al lavoro il successore di Sarkozy. Misure drastiche che colpiscono soprattutto politici e dirigenti generali delle grandi aziende pubbliche.

di Alessandro Mannocchi 18 maggio 2012 16:03

Si è appena insediato all’Eliseo e già fa parlare di sè. Il riferimento è al neo presidente della Francia Francois Hollande. L’esponente socialista ha ridotto drasticamente lo stipendio suo e quello di tutti i ministri che faranno parte del suo Governo.

Durante la prima riunione del Consiglio dei ministri, Hollande ha fatto esattamente ciò che aveva promesso in campagna elettorale e che ci si aspettava da lui: ha varato il provvedimento che taglia del 30 per cento gli stipendi dal capo dello stato in giù (il capo dell’Eliseo guadagnerà 14.910 euro lordi al mese, i ministri 9.940). “La Francia ci guarda, dobbiamo dare l’esempio”, ha dichiarato Hollande ed ha fatto firmare a tutti un documento con i doveri del ministro e i comportamenti da evitare assolutamente: niente conflitti d’interesse, niente doppi mandati. “Fare il ministro è un lavoro a tempo pieno”, ha commentato il presidente francese: “Chi fa il ministro non deve pretendere di fare anche il sindaco o il consigliere regionale”.

Rimanendo in tema di ministri, saranno vietati gli interventi in favore dei familiari, affidamento del portafoglio azioni e investimenti a un gestore iscritto all’albo, niente inviti per vacanze o soggiorni, consegnare ad un funzionario pubblico ad hoc tutti i regali ricevuti di valore superiore ai 150 euro. E ancora: risparmiare quanto possibile sui trasporti, treno e non aereo per i tragitti inferiori a 3 ore, se si prende l’auto di servizio attenersi rigorosamente al codice della strada.

Nelle prossime settimane la scure si abbatterà sugli stipendi dei presidenti e direttori generali delle aziende pubbliche. Il primo ad essere colpito sarà probabilmente Henri Proglio, boss di EdF (Electricité de France): la sua retribuzione, 1 milione e 600 mila euro l’anno, dovrebbe subire una decurtazione del 69 per cento. Il nuovo dispositivo prevede infatti che lo stipendio del presidente di un’azienda pubblica non debba essere più di venti volte superiore al salario più basso della stessa azienda.

Più che un decalogo sembra una lista degli errori compiuti nelle gestioni precedenti, e che molto hanno irritato l’opinione pubblica.

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