L’ambasciatore USA Stevens in una foto con Bacile

Il mistero degli attacchi dello scorso 11 settembre a Bengasi sembra legato alla foto che mostra Stevens con il produttore del film basfemo anti-Islam.

di Simona Vitale 23 settembre 2012 11:28

Il quotidiano algerino “Ennahar” ha pubblicato una sconvolgente foto che potrebbe rappresentare il codice per decifrare il mistero che avvolge gli accadimenti dello scorso 11 settembre a Bengasi. Ricordiamo che quel giorno, in occasione dell’11esimo anniversario degli attentati di New York realizzati da Al-Qaeda. Ricordiamo che in quel giorno l’ambasciatore Chris Stevens e tre funzionari americani, tra i quali ci sono anche due marine, sono rimasti uccisi nell’attacco contro il consolato USA a Bengasi.

Le proteste contro gli USA, nei giorni seguenti, si sono diffuse rapidamente in diversi paesi islamici, tra i quali l’Egitto. Il tutto contro il film il film Innocence of Muslims,  un lungometraggio di due ore diretto da Sam Bacile, regista californiano di 56 anni che si identifica come “ebreo israeliano”. Il film è costato 5 milioni di dollari, raccolti per mezzo di finanziatori ebrei e affronta la teoria secondo la quale la storia di Maometto non sarebbe altro che una truffa.

Ebbene, la foto incriminata mostra, seduti intorno ad un tavolo, l’ambasciatore Usa in Libia assassinato a Bengasi dalla gente secondo la versione ufficiale, seduto dinanzi a Sam Bacile, il produttore americano del film blasfemo. Vi è poi una terza persona: il pensatore sionista francese Bernard Henry Levy. La foto, dunque, mostrerebbe un legame misterioso tra l’ambasciatore Stevens e Bacile, la cui origine è effettivamente rinvenibile nel mondo islamico.

L’ambasciata USA ha dichiarato che la foto è un falso, senza però fornire prove per spiegare su quali basi tale asserzione sia stata fatta. Il quotidiano in lingua araba ha detto che lo scopo della pubblicazione di questa foto è stato quello di informare e non di attaccare la memoria di ambasciatore Christopher Stevens, che è stato vittima di un vile assassinio che il giornale stesso ha condannato.

Ha anche detto che i suoi tecnici sono sicuri che l’immagine non sia stata ritoccata. L’ambasciata degli Stati Uniti ha esortato Ennahar a ritrattare l’articolo e la foto pubblicata, asserendo che potrebbe causare incomprensioni e una reazione violenta.” Contattato da AFP per telefono, il direttore del quotidiano Anis Rahmani ha insistito sul fatto che Ennahar non ha mai usato “bugie o inganni per difendere la causa del nostro Profeta”. Ma ha poi confermato che l’articolo controverso era stato rimosso dalla versione on-line della pubblicazione. Il popolare quotidiano algerino ha in passato subito accuse di sensazionalismo o, comunque, di notizie riportate in maniera alquanto imprecisa.

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