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Fondi ai partiti, spariti 26 milioni di euro di An

di Gianni Monaco 9 febbraio 2012 11:38

Sostenitori di An

Non c’è il caso Lusi a scuotere il mondo politico. Il parlamentare, appena espulso dal Partito Democratico, ha ammesso di avere sottratto 13 milioni di euro dalle casse della Margherita. Il partito zombie, scioltosi nel 2007 per confluire assieme ai Ds nel Pd, in questi anni ha continuato a ricevere i cosiddetti “rimborsi elettorali”. In realtà, come risaputo, i movimenti politici spendono assai meno di quanto incassano dallo Stato. In breve tempo si accumulano tesoretti per decine di milioni di euro: soldi che fanno gola a molti. La corruzione dilaga, anche perché nei bilanci dei partiti non c’è trasparenza.

Il problema non riguarda naturalmente solo il Pd. Basti pensare alla casa di Montecarlo, già di An, che fu al centro del dibattito politico per mesi e portò alla scissione tra Fini e Berlusconi. L’ultimo scandalo riguarda proprio Alleanza Nazionale. Stando a quanto sostiene Il Fatto Quotidiano, dal partito che è andato a confluire nel Pdl sono spariti ben 26 milioni di euro.

Nel buco nero della Fondazione di An c’è di tutto. Accensione di conti correnti intestati all’associazione senza riscontri per individuarli. Ci sono parcelle saldate per decine di migliaia di euro a legali impegnati a difendere il Pdl. C’è un prestito di  quasi 4 milioni di euro erogato sempre al Pdl: la somma di denaro fu restituita dopo qualche mese, ma senza che ci sia un documento che nel rendiconto chiuso a ottobre del 2010 lo certificasse. Altri milioni sono andati al partito di Berlusconi, ma a fondo perduto. Ora è guerra tra coloro i quali sono rimasti nel Pdl e gli ex An che hanno costituito Fli.  Sui 26 milioni spariti nell’arco di due anni (2009-2011), indaga il Tribunale di Roma.

Al di là di come finiranno le vicende giudiziarie, c’è un dato di fatto evidente. I partiti ottengono dallo Stato rimborsi elettorali enormemente superiori ai costi sostenuti per fare fronte all’attività politica. Nel 1993, tramite referendum, gli Italiani dissero no al finanziamento pubblico. Ma i partiti, compatti, hanno aggirato la consultazione popolare e si sono ingrassati a dismisura. Dicono, i leader politici, che senza i soldi pubblici solo i ricchi potrebbero fare i rappresentanti del popolo. Pura retorica: perché nonostante i finanziamenti statali, i partiti vanno a braccetto con le lobby.

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