Fisco, scontro nel governo. Padoan difende la Orlandi

Il Mef è intervenuto con una nota in difesa della direttrice dell'Agenzia delle Entrate dopo che il sottosegretario Zanetti ne aveva chiesto le dimissioni.

di Luca Fiorucci 27 ottobre 2015 8:46
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Tensione nell’esecutivo sull’Agenzia delle Entrate, dopo il botta e risposta tra la sua direttrice Rossella Orlandi, che nei giorni scorsi, ad un convegno della Cgil, aveva denunciato: “le agenzie fiscali rischiano la fine“, e il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, che lunedì, in un’intervista a “Repubblica”, ha replicato dicendo: “Se il direttore continua ad esternare il suo malessere e a dire che l’Agenzia delle Entrate muore, le sue dimissioni diventano inevitabili”, pensando di avere l’appoggio del governo. Poche ore dopo, invece, il ministero dell’Economia è intervenuto con una nota in cui ha sottolineato che l’Agenzia delle Entrate ha un “ruolo cruciale nella strategia di lotta all’evasione fiscale del governo e “nel contesto di immutata stima nel direttore Rossella Orlandi, questo ministero è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia”, ma “le competenze maturate e consolidate dal personale e dalla dirigenza costituiscono un patrimonio che il Governo intende salvaguardare“.

Nella nota, si ricorda inoltre che “il contrasto all’evasione fiscale è una priorità del governo”, che ha introdotto a tal fine diverse misure, “pressoché ignorate dal dibattito pubblico”. Lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, intervenendo all’assemblea generale di Assolombarda, aveva elogiato il ruolo di “fondamentale importanza” delle agenzie fiscali. Zanetti, quindi, questa volta come segretario del suo partito, Scelta Civica (che ora non ha più senatori, confluiti in altri partiti, ma conta 23 deputati ed ha fatto quadrato sulla sua presa di posizione), pur prendendo atto del comunicato del ministero ha chiesto “un incontro politico dirimente e chiarificatore con Padoan e Renzi”.

Sia la minoranza del Pd, con Roberto Speranza, sia Sel, con il capogruppo alla Camera Arturo Scotto, avevano già in precedenza chiesto l’intervento del ministro, e il sottosegretario ha quindi commentato in un tweet: Speranza c’è, Sel c’è, Civati c’è, Fassina c’è… ho fatto imbestialire l’intera sinistra. Ora non ho più dubbi di essere nel giusto. Intanto rimane alta la polemica sull‘innalzamento a tremila euro del limite ai pagamenti in contanti, criticato dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, secondo il quale, così, ha vinto la linea dell’Ncd, anche se comunque ora “la regola va rispettata“.  Contro la misura si sono infatti scagliati i deputati democratici Roberto Speranza e Francesco Boccia, oltre a Stefano Fassina (ex Pd, ora al gruppo misto).

Il premier Matteo Renzi, invece, da Lima, in Perù, dove si trovava in visita di stato, ha rimarcato l’impegno dell’esecutivo nella lotta all’evasione, affermando: “In Italia per anni si sono fatti convegni e discussioni, sul combattere l’evasione e ridurre il peso delle tasse. E poi non siamo riusciti a fare un buon lavoro. Nell’ultimo anno e mezzo la svolta l’ha data non il governo, ma l’innovazione tecnologica, che può cambiare il fisco”. In proposito, Renzi ha citato l’esempio della dichiarazione precompilata, con la quale, ha spiegato, “nell’ultima settimana abbiamo trovato 220mila connazionali che si erano dimenticati di pagare le tasse“. Si è intanto saputo che sarà portata a termine la spending review dell’Agenzia delle Entrate avviata dal governo Monti.

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