Fini: “Berlusconi vada in panchina”

Fini incontra alla convention del terzo polo gli altri leader centristi e sulla scia di Rutelli, Casini e Pisanu sostiene che la strada per uscire da una crisi come questa sia quella di un governo di unità nazionale.

di Vincenzo Avagnale 7 novembre 2011 13:17

La convention del terzo polo ha visto l’incontro di diversi rappresentanti del centro politico italiano, fra cui: Fini, Rutelli, Casini e Pisanu sono solo quelli più importanti ed alla direzione dei rispettivi partiti. Gianfranco Fini ha quindi sintetizzato la ricetta di queste forze politiche: “c’è bisogno di un governo di unità nazionale per il bene del paese, ma per fare ciò Berlusconi deve farsi da parte ed andare in panchina”.

Berlusconi faccia un passo di lato se non gli piace che si dica un passo indietro. Anche i grandi campioni finiscono in panchina se l’esigenza della squadra é un’altra e l’esigenza della squadra-Italia é quella di un nuovo premier“, ha detto sempre il Presidente della Camera all’incontro intitolato “Con il Terzo polo per rifare l’Italia” organizzato dall’Udc al Salone delle Fontane a Roma.

Anche se alla Camera il governo ce la fa per un voto, magari per un ripensamento dell’ultima ora, cosa accadrebbe il giorno dopo? Faccio un appello a Berlusconi e agli uomini del Pdl: si può governare un paese così complesso appesi ad un voto? Come si può riconquistare la credibilità se si è perennemente costretti a passare sotto il giogo della fragilità numerica e politica della maggioranza. Non si è credibili se si vince per un voto, si continua non a governare ma a vivacchiare. Spiace constatare che Berlusconi è totalmente avulso dalla realtà. Resta a palazzo Chigi con il pallottoliere alla ricerca di pecorelle da riportare all’ovile“.

Insomma l’invito di Fini potrebbe essere, una volta tanto, interpretato davvero come la preoccupazione del Presidente della Camera a mettere da parte gli egoismi individuali dei partiti e dei politici per un governo che rispetti gli impegni internazionali, ma che specialmente risolva l’annoso problema, messo in luce anche dal Fondo Monetario Internazionale, della poca credibilità di un paese altrimenti molto stabile.

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