Errani assolto. Il giudice: «Il fatto non sussiste»

Il governatore dell'Emilia Romagna, che aveva chiesto il rito abbreviato, aveva deciso di dimettersi dall'incarico se fosse stato giudicato colpevole.

di Stefania Calabrese 8 novembre 2012 12:03

Assolto con quella che una volta si definiva “formula piena” il presidente della regione Emilia Romagna, Vasco Errani, accusato di falso ideologico nell’ambito dell’inchiesta che riguarda un finanziamento regionale da un milione di euro indebitamente ottenuto nel 2006 dalla cooperativa Terremerse, all’epoca guidata dal fratello Giovanni.

 
A carico del governatore non erano state formulate accuse relative al finanziamento, ma il pubblico ministero Antonella Scandellari lo riteneva responsabile, in concorso con i dirigenti regionali Terzini e Mazzotti, di una relazione inviata in Procura nel 2009 in seguito alla pubblicazione di un articolo sul Giornale a proposito del finanziamento erogato alla cooperativa. La relazione, compilata da Terzini e Mazzotti, rivendicava la regolarità della procedura, spiegando che il permesso di costruire non risaliva come insinuato a una settimana prima della scadenza del bando, bensì la richiesta in oggetto rappresentava esclusivamente una variante.

 
Per Terzini e Mazzotti il pm aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione, 10 mesi e 20 giorni per il governatore. Il giudice Bruno Giangiacomo invece ha pronunciato in mattinata la sentenza di assoluzione per tutti e tre.

“C’è stata un’assoluzione con formula piena – ha commentato l’avvocato del governatore, Alessandro Gamberini – il presidente Errani è un uomo molto lineare, una sua eventuale condanna avrebbe comportato le dimissioni. Sarebbe stata una conseguenza ovvia. Non sarebbe rimasto al suo posto in caso di condanna perché il pm avrebbe messo una macchia sulla sua onorabilità”.

Il presidente Errani ha accolto con un sospiro di sollievo la decisione del tribunale, ha raccontato il legale, che si è anche espresso riguardo l’eventualità che si fosse trattato di accuse mosse per fini politici.

“Non faccio dietrologie – ha chiarito l’avvocato Gamberini – non era un’accusa politica, era un’accusa infondata. Ci sono scelte sbagliate che portano a decisioni sbagliate. Non penso mai che la giurisdizione si muova per motivi politici”.

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