Egyptair, trovati rottami e resti umani. Fumo nella toilette prima della scomparsa

Valigie, sedili e resti umani dell'aereo precipitato mercoledì sera sono stati rinvenuti 290 km a nord di Alessandria. Ancora mistero sulle cause del disastro.

di Luca Fiorucci 21 maggio 2016 1:08
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Il ministero della Difesa greco e la televisione egiziana hanno annunciato il ritrovamento, 290 chilometri a Nord di Alessandria, di valigie, sedili e resti umani dell’aereo Egyptair partito mercoledì sera dall’aeroporto di Parigi-Charles De Gaulle con a bordo 66 persone e che sarebbe dovuto giungere al Cairo quattro ore dopo, ma è invece precipitato in mare al largo dell’isola greca di Karpathos. Il canale di notizie della televisione di Stato egiziana “Nine News” ha annunciato che “le forze armate proseguono la ricerca dei resti dei rottami” del velivolo, aggiungendo che “la Marina egiziana è alla ricerca della scatola nera dell’aereo”. L’Agenzia Spaziale europea (Esa) ha invece annunciato che uno dei suoi satelliti ha individuato una macchia di carburante di circa due chilometri nel Mediterraneo proprio nel punto in cui sarebbe caduto il velivolo e una quarantina di chilometri a Sud-est dall’ultimo rilevamento di questo, ma ha precisato che le informazioni disponibili non consentono di stabilire con sicurezza che la macchia appartenga all’Egyptair A320.

In serata, la Cnn, citando fonti egiziane, ha detto che un computer di bordo dell’aereo avrebbe segnalato un allarme fumo in una delle toilette, sembra quella anteriore, e, due minuti dopo, i sistemi del velivolo sono andati fuori uso. Intanto, però, è ancora mistero sulle cause del disastro. L’autorità per l’aviazione egiziana ha riferito che i piloti, nell’ultima conversazione avuta con la torre di controllo greca, non avevano avvertito alcun problema, e anche l’esercito egiziano ha affermato di non aver ricevuto nessun segnale di sos, ma, secondo gli ultimi dati rilevati dai radar, appena l’aereo è entrato nello spazio aereo egiziano i piloti hanno effettuato “brusche virate“, al punto che esso è precitato dai circa 11.300 metri di altitudine a cui si trovava a circa 6.705 metri prima di scomparire dai radar. Al momento, quindi, tutte le ipotesi rimangono in campo: un guasto tecnico, un errore dei piloti o anche un kamikaze o una bomba a bordo.

Per il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, non vi è al momento “alcuna indicazione” che possa far seguire una pista piuttosto che un’altra. Il ministro dell’aviazione egiziano Sherif Fathi aveva dichiarato che la probabilità che il velivolo sia precipitato per un attacco terroristico è “superiore alla possibilità che si sia verificato un guasto tecnico“, e anche fonti della Casa Bianca avevano riferito che vi fossero “indicazioni di una bomba”, per poi però frenare. Finora, oltretutto, non è arrivata nessuna rivendicazione, né dall‘Isis né da nessun altro gruppo terrorista, e anche sui siti internet di propaganda fondamentalista manca la consueta euforia tipica di quando si sta per rivendicare un attentato. Secondo tre responsabili per la sicurezza europea, nessun passeggero compariva nell’attuale lista internazionale di terroristi, mentre un dirigente del ministero egiziano ha riferito che il pilota e il copilota, Mohamed Saeed Shaqeer, 36 anni, e Mohamed Ahmed Mamdouh, 24, non avevano nessuna affiliazione politica nota e avevano superato i controlli periodici.

Per il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, comunque, “certamente non si può escludere che si sia trattato di un attentato terroristico”. Intanto Papa Francesco, attraverso il suo segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, ha mandato un messaggio di cordoglio al presidente egiziano Al Sisi, assicurandogli “la sua preghiera e la solidarietà in questo momento difficile”. Lo stesso Al Sisi ha garantito che verrà fatta chiarezza, e il governo egiziano ha aperto una commissione d’inchiesta guidata dal capo del Comitato d’inchiesta del ministero dell’Aviazione civile Ayman el-Mokadem, che a ottobre scorso diresse le indagini sul charter russo esploso sul Sinai.

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