Ebola, morto dipendente Onu ricoverato in Germania

E' il primo decesso per il virus nel paese. Escluso il contagio per l'immigrato somalo ricoverato a Roma: era epilessia. Paura anche negli Stati Uniti.

di Luca Fiorucci 14 ottobre 2014 18:05
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E’ morto nell’ospedale di Lipsia, in Germania, il dipendente dell’Onu ricoverato lì giovedì dopo aver contratto il virus Ebola. Lo ha annunciato lo stesso ospedale Sankt Georg di Lipsia dove era in cura. L’uomo, Mohammed A., 56 anni, era un medico sudanese che lavorava per l‘Onu in Liberia, il Paese dell’Africa Occidentale maggiormente colpito dal virus, ed era giunto giovedì nella città tedesca a bordo di un aereo attrezzato. Le sue condizioni erano state definite subito “altamente critiche sebbene stabili“, ed egli era stato messo in una struttura di isolamento speciale del Reparto malattie infettive e tropicali. Secondo l’ospedale, non vi è il rischio di infezione per altri pazienti o visitatori.

Si tratta del primo decesso per Ebola in Germania, e del terzo paziente con il virus ricoverato nel paese: un medico ugandese è infatti ancora in cura a Francoforte, mentre dopo cinque settimane di cure l’ospedale di Amburgo ha dimesso un esperto senegalese dell’Oms che era stato trasferito lì. Intanto ieri la paura dell’Ebola si era diffusa anche a Roma, dove un immigrato somalo era stato trasportato al policlinico Umberto I con il sospetto che potesse essere infetto dal virus, ma, dai primi accertamenti medici, tale ipotesi è stata esclusa, e sembra si sia invece trattato di un attacco di epilessia. L’allarme è scattato quando l’uomo, all’Ufficio Immigrazione della Questura, ha avuto un malore: aveva la febbre, era sudato e perdeva sangue dal naso.

Cresce l’apprensione per il virus anche negli Stati Uniti, in particolare per le 70 persone del personale del Texas Health Presbyterian Hospital coinvolte nella cura di Thomas Eric Duncan, il “paziente zero” morto la scorsa settimana. Un’infermiera è infatti rimasta contagiata, nonostante in ogni contatto con il malato abbia sempre indossato l’abbigliamento protettivo: secondo quanto riportato dai media americani, alla donna sarebbero state fatte trasfusioni con il sangue di Kent Brantly, medico texano sopravvissuto al virus . Ora la paziente è in isolamento, le sue condizioni sarebbero stabili. E’ rientrato invece l‘allarme all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove un paziente albanese sospetto è risultato negativo all‘Ebola e alla malaria e ora si cerca di stabilire la causa dei suoi malori.

A Bruxelles, invece, il paziente posto in isolamento all’ospedale specializzato di Saint Pierre non ha più la febbre, che è scesa da sola, e quindi potrebbe non essere Ebola: entro fine giornata si conosceranno gli esiti dei test. Il presidente americano Barack Obama ha sentito telefonicamente il presidente francese Francois Hollande per fare il punto sull’emergenza Ebola: i due, secondo quanto riportato dalla Casa Bianca, “sono d’accordo sul fatto che bisogna fare di più e più velocemente” e hanno sottolineato come “tutti i Paesi devono fare la loro parte per fermare il contagio”. Obama ha sentito inoltre il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon per fare il punto della situazione sulla questione.

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