Don Corsi lascia l’abito dopo frasi shock sul femminicidio

Il parroco della chiesa di San Terenzo a Lerici ha chiesto pubblicamente scusa per quella che ha definito un imprudente provocazione.

di Simona Vitale 27 dicembre 2012 10:57

Don Piero Corsi ha deciso di fare marcia indietro. Anzi, di cambiare proprio strada. Dopo l’infervorare delle polemiche dovute ad un manifesto che aveva affisso all’interno della Chiesa di San Terenzo a Lerici e nel quale aveva scritto delle frasi volte a giustificare il femminicidio, imputando gran parte di esso alle donne, Don Corsi ha preso la decisione di abbandonare l’abito talare. Queste le sue parole:

Dopo una notte insonne per il dolore e il rimorso per la giusta polemica causata dalla mia “imprudente provocazione” comunico che ho deciso di mettere da parte l’abito talare, del quale mi sento indegno.

Tutto è cominciato per colpa di quel volantino, affisso in bacheca e improvvisamente rimosso per ordine del vescovo della Spezia, mons. Ernesto Palletti. Questo il titolo dell’incriminata lettera: Le donne e il femminicidio. Facciano sana autocritica, quante volte provocano? 

Immediata e prevedibile la bufera di polemiche che ne è seguita e che ha spinto don Corsi a chiedere pubblicamente scusa per le sue asserzioni:

Voglio scusarmi con tutti  per quella che voleva essere soltanto una imprudente “provocazione”. In particolare mi voglio scusare con tutte quelle donne che si siano sentite offese in qualche modo dalle mie parole. Affronterò con serenità le decisioni della Curia. 

Il contenuto del volantino scritto da Don Corsi, fotografato prima che sparisse nel nulla, riprendeva un articolo del sito ultraintegralista di Pontifex ed era scritto con estrema chiarezza. Queste le parole:

Una stampa fanatica e deviata attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione la spinta alla violenza. Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise.

Luigi Ernesto Palletti, vescovo della diocesi della Spezia, che ha ordinato la rimozione del volantino, si è così espresso in merito all’episodio:

Appena appresa la notizia dell’affissione della locandina contenente le affermazioni che conducono a dare un’errata lettura dei drammatici fatti di violenza sulle donne, ho subito dato disposizione che la stessa fosse prontamente rimossa. In nessun modo infatti puo’ essere messo in diretta correlazione qualunque deprecabile fenomeno di violenza sulle donne con qualsivoglia altra motivazione, né tanto meno tentare di darne una inconsistente motivazione. A tal proposito ritengo doveroso cogliere l’occasione per invitare tutti a prendere sempre più coscienza di questo inaccettabile fenomeno perché non si debbano più ripetere fatti di violenza sulla donna come quelli che nell’anno ormai trascorso hanno drammaticamente segnato la vita del nostro Paese.

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